Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Nuovi esercizi, giungla di leggi

Sempre più difficile per le imprese orientarsi nella giungla delle norme per aprire e portare avanti un’attività. E ciò è provato dall’aumento del contenzioso tra stato e regioni come risulta dai provvedimenti impugnati, in questi ultimi mesi, dal governo davanti alla Corte costituzionale. L’ultima legge, in ordine di tempo, è la 13/2013 della Toscana, esaminata e contestata dalla presidenza del consiglio il 31 maggio scorso, che modifica il codice del commercio regionale e impone agli outlet il divieto di indicare nel cartellino il doppio prezzo.

In Friuli Venezia Giulia, invece, per iniziare un’attività agrituristica è necessaria l’autorizzazione mentre nel resto d’Italia è sufficiente la presentazione di una Scia.

In Valle d’Aosta viene demandata alla giunta regionale di fissare gli indirizzi generali per l’apertura di nuovi esercizi commerciali, ma diversi dai motivi imperativi di interesse generale stabiliti dalla direttiva comunitaria Servizi 2006/123.

In Veneto gli ambulanti non possono vendere in spiaggia in più di un comune. Sempre in Toscana è previsto l’obbligo di un corso di formazione per chi vuole fare l’imbalsamatore anche se soltanto lo stato può decidere quali professioni debbano essere regolamentate; mentre in Molise, per fare il taxista è necessario avere la residenza da almeno un anno.

Sono solo alcune delle incongruenze contenute nelle leggi regionali esaminate dal governo da gennaio ad aprile di quest’anno, impugnate davanti alla Corte costituzionale, e che dimostrano come le regioni, di fatto, ostacolino il processo di semplificazione avviato dalla Ue e dal parlamento per l’esercizio delle attività economiche. E a poco serve, spesse volte, anche il controllo di costituzionalità disposto dal governo per l’eventuale ricorso in via principale. Ciò in quanto, frequentemente, le disposizioni introdotte dalle regioni sono inserite in leggi omnibus utilizzando il sistema delle modifiche testuali che rende difficile, se non impossibile, individuare all’interno del complesso articolato normativo le disposizioni potenzialmente incostituzionali.

Dal canto suo, anche l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato cerca di svolgere un’azione di moral suasion, ma riesce a farlo soltanto in relazione a provvedimenti che le vengono formalmente segnalati da cittadini o imprese, e ben dopo quindi l’entrata in vigore della legge. Ovvero quando gli effetti negativi della restrizione hanno già sortito i loro effetti.

Contenzioso costituzionale. Sono 12, da gennaio a oggi, le leggi giudicate dalla Corte costituzionale per violazione dell’art. 117 Cost. e relative alla tutela della concorrenza, mentre complessivamente sono state 19 nel triennio 2010/2012. In particolare, nel corso di quest’anno, il giudice delle leggi ha dichiarato l’illegittimità costituzionale (sentenza 27/2013) degli articoli della legge della regione Toscana 27 dicembre 2011, n. 66 (legge finanziaria per l’anno 2012), che sostituivano altrettante disposizioni contenute nel Codice del commercio, introducendo nuovi limiti agli orari degli esercizi di commercio al dettaglio in sede fissa e reintroducendo l’obbligo di chiusura domenicale e festiva. E ciò nonostante l’intervento del governo che, con l’art. 31, comma 1, del dl n. 201/2011, aveva liberalizzato gli orari e le giornate di apertura degli esercizi commerciali. Analoga sorte è toccata alla regione Veneto (sentenza 65/2013) e anche alla provincia di Bolzano (sentenza 38/2013) che non soltanto si è vista negare la possibilità di differenziare gli orari dei negozi ma anche bocciare una norma che, a suo avviso, era pro concorrenziale, perché consentiva l’insediamento in zona produttiva delle attività che hanno bisogno di ampi spazi quali, per esempio, autoveicoli, incluse le macchine edili; macchinari e prodotti per l’agricoltura; materiali edili, macchine utensili e combustibili e mobili. Secondo la Corte costituzionale, il fatto che al commercio al dettaglio nelle zone produttive sia attribuito carattere eccezionale «comporta una limitazione alla libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali, limitazione che incide direttamente sull’accesso degli operatori economici al mercato e, quindi, si risolve in un vincolo per la libertà d’iniziativa di coloro che svolgono, o che intendano svolgere, attività di vendita al dettaglio nelle zone produttive».

La modifica dell’art. 117 Cost. L’aumento del contenzioso è conseguenza della riforma del Titolo V della Costituzione (legge cost. n. 3/2001), che ha attribuito alle regioni la cosiddetta potestà residuale, ovvero la competenza legislativa per tutte le materie non espressamente riservate allo stato. È accaduto, per esempio, che la riforma statale del commercio del 1998 (dlgs 114/1998) venisse rimodulata localmente, con la previsione anche di requisiti morali e professionali diversi da una regione all’altra. In sostanza, nel momento in cui le regioni sono state, da un giorno all’altro, investite della possibilità di emanare leggi in settori «sensibili», le categorie economiche hanno spinto per adattare la disciplina alle specificità locali. Fino a quando la Corte costituzionale ha elaborato il principio che la «tutela della concorrenza» affidata alla competenza esclusiva dello stato non era una materia in senso stretto, bensì un parametro che riguardava tutti i settori trasversalmente. Nel senso che ogni qualvolta viene posto un limite per l’attività di impresa questo si configura come limite alla concorrenza, con ciò invadendo l’ambito statale.

La direttiva servizi. Un’ulteriore svolta, a livello normativo, è intervenuta con la direttiva Servizi 2006/123/Ce e i relativi decreti attuativi. La direttiva è stata recepita in Italia con il decreto legislativo 59/2010 entrato in vigore circa tre anni fa, ovvero l’8 maggio del 2010 e lo scorso anno modificato con la previsione di ulteriori semplificazioni (dlgs 147/2012).

Scopo della direttiva Ue è stato quello di uniformare a livello europeo la disciplina per le diverse attività economiche, prevedendo anche un tavolo di confronto per la valutazione reciproca dei diversi sistemi autorizzatori. Ma ciò non è stato sufficiente alle regioni per interrompere la produzione legislativa con ciò determinando una sovrapposizione di normativa che continua a complicare la vita alle imprese.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un blitz della Ragioneria generale dello Stato evita un "buco" di 24 miliardi nel decreto "Sostegni ...

Oggi sulla stampa