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Nuovi contratti, indeterminati al 22%

Dall’inizio dell’anno la percentuale di contratti a tempo indeterminato rappresenta il 21,90% delle attivazioni, contro il 17,11% del primo semestre 2014. Tuttavia giugno si è chiuso con un saldo occupazionale positivo di 61.098 contratti, trainato quasi esclusivamente dai contratti a tempo determinato, poichè per la prima volta dall’inizio dell’anno si è registrato un dato negativo proprio per i contratti a tempo indeterminato: le cessazioni sono state 9.768 in più delle attivazioni. 
I dati delle comunicazioni obbligatorie forniti dal ministero del Lavoro, al netto del lavoro domestico e della pubblica amministrazione, evidenziano a giugno – nel confronto con l’anno precedente – 821.544 attivazioni (contro le 805.920 di giugno 2014), 760.446 cessazioni (rispetto a 760.627) e 34.651 trasformazioni di rapporti a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato (nel 2014 le stabilizzazioni erano state 27.226). A giugno i contratti a tempo indeterminato rappresentano il 17,7% dei nuovi contratti attivati(erano il 13,5% lo scorso anno), le 145.620 attivazioni sono in aumento del 33,3% rispetto alle 109.202 di giugno 2014. Complice la stagione estiva, continua la crescita dei contratti a termine (il numero dei contratti attivati supera di 94.519 quelli cessati), che rappresentano il 68,8% delle attivazioni. Saldo positivo (+12.550 contratti) anche per l’apprendistato (anche se rispetto allo scorso anno scende al 3,2% dal 4,2%), mentre si assiste ad un sensibile taglio delle collaborazioni (le cessazioni sono 36.065 in più delle attivazioni) che rappresentano il 4,2% dei nuovi contratti.
Con giugno si può avere una panoramica dell’andamento del primo semestre 2015 delle comunicazioni obbligatorie, per tracciare anche un primo bilancio degli effetti sul mercato del lavoro degli incentivi della legge di stabilità che ha previsto l’esonero contributivo triennale per le assunzioni effettuate nel 2015 con contratto a tempo indeterminato. Nel primo semestre, nel complesso, vi sono state 4,3 milioni di attivazioni contro 2,6 milioni di cessazioni di contratti di lavoro, con un saldo positivo di 1,7 milioni di contratti (rispetto ad un saldo positivo di 1,5 milioni del primo semestre 2014). Quanti sono stati i contratti a tempo indeterminato nel primo semestre? Quelli attivati sono stati 946.682, quelli cessati 664.108 con un saldo positivo di 282.574 contratti a tempo indeterminato, di gran lunga superiore al saldo positivo di 62.912 contratti del primo semestre 2014 (quando le attivazioni erano state 695.848). Il contratto a tempo determinato nel primo semestre è stato la tipologia più utilizzata, con 2,6 milioni di attivazioni, pari al 64,50%. Sempre tra gennaio e giugno sono stati attivati 102.151 contratti di apprendistato (contro i 119.149 del 2014).
Resta il dato negativo di giugno per i contratti a tempo indeterminato (come già detto, le attivazioni sono state 9.768 in meno delle cessazioni), anche se il saldo negativo era stato peggiore a giugno 2014 (-32.005 contratti). Peraltro, anche il dato di maggio 2015 aveva visto assottigliarsi il delta positivo registrato nei mesi precedenti, ad un +1.610 contratti a tempo indeterminato attivati, rispetto a quelli cessati. Si tratta di un fenomeno che è sotto le lenti del ministero guidato da Giuliano Poletti che a metà giugno ha diramato una circolare alle direzioni territoriali del Lavoro, per sollecitare attività ispettive con l’obiettivo di identificare i casi di «precostituzione irregolare delle condizioni per beneficiare della decontribuzione previdenziale», che potrebbe essere dietro la crescita del numero di cessazioni considerando che l’esonero contributivo scatta per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori che nei sei mesi precedenti risultano privi di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

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