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I nuovi banchieri Popolari

Dopo le parole, i fatti: ci sono volti nuovi al vertice di alcune banche rappresentative del sistema delle popolari. Il meccanismo avviato dal governo Renzi nel gennaio 2015, ha trovato – in alcuni casi con la complicità del mercato, in altri in piena libertà – compiuta applicazione nelle ultime settimane. Una trasformazione che non si è limitata agli aspetti formali (la trasformazione in Spa di quegli istituti cooperativi che avevano oltre otto miliardi di attivi), ma che ha saputo andare oltre, rinnovando i consigli con professionalità nuove e di elevato livello, tanto da guardare al mercato non più come a un pericolo nemico da evitare, ma come benchmark con cui confrontarsi quotidianamente.

Meno quattroIn attesa che anche le ultime quattro popolari diano corso a quanto prevede la legge (sono rimaste indietro Bper, PopSondrio, Creval e PopBari), si possono registrare i notevoli passi in avanti di chi ha saputo muoversi per tempo e nelle ultime settimane è uscito dall’angolo di una difesa d’ufficio dei legami territoriali che, molto spesso nel recente passato, altro non sono stati che il paravento utile per coprire interessi personali.

Ubi, ancora una volta, si è mossa per prima. In ottobre votò la trasformazione in Spa. Oggi ha sdoganato il territorio a favore della competenza e della professionalità. La vicenda manageriale di Franco Polotti, presidente del consiglio di gestione della banca fino a qualche settimana fa, è esemplare. Polotti è stato protagonista di violazioni formali, senza alcuna implicazione sostanziale, dei codici di comportamento della banca. Non vi era rilevanza alcuna ai fini dell’articolo 136 del Tub, che disciplina i conflitti di interesse. Eppure, con un gesto d’altri tempi – in un momento in cui indagati rimangono per mesi alla presidenza di una banca, come accaduto alla fine del 2015 a Vicenza – Polotti ha fatto un passo indietro, si è dimesso. In una banca che continua ad avere due anime, quella bresciana e la bergamasca, toccava a Brescia indicare in successore di Polotti.

OpportunitàLa scelta, per la prima volta, è andata in una direzione diversa dalla contrapposizione campanilistica. L’azionista di riferimento non ha scelto un bresciano, ma ha guardato al curriculum . Così, a presiedere il nuovo consiglio di gestione di Ubi, è arrivata una manager senza competenze specifiche nel mondo del banking , ma di alto livello. Letizia Moratti è stata sindaco di Milano e ministro dell’Università, ha una fitta rete di conoscenze internazionali e proietta Ubi in una dimensione nuova e affascinante per una ex popolare. Una scelta dirompente nel piccolo mondo degli orti bancari. Non l’unica.

A Vicenza, dopo le note vicende, adesso si muovono dietro le quinte due profili ancora poco noti, ma che avranno piena visibilità entro fine giugno, quando l’assemblea dei soci dovrà prendere atto che la vecchia popolare non esiste più. Oggi l’azionista di riferimento è il Fondo Atlante che ha in Alessandro Penati il presidente e in Paolo Petrignani l’amministratore delegato. Starà a loro due, e al team che li circonda e che è composto da Christian Prinoth, Alessandro Podestà, Giovanni Boscia, Lorenzo Gallenga, Mario Baronci, Massimo Marzeglia, Marco Filagrana e Alberto Massa, disegnare il nuovo vertice della Popolare di Vicenza che – ancora una volta – chiude la stalla quando i buoi sono scappati. Sembra infatti che il consiglio di amministrazione convocato domani abbia all’ordine del giorno la votazione su una possibile azione di responsabilità verso i precedenti amministratori, quelli che hanno condotto la banca al collasso. Un’azione di responsabilità che – giova ricordarlo – venne rimbalzata dal presidente Dolcetta nel corso dell’assemblea del 26 marzo e che giunge solamente dopo che i mercati hanno sonoramente bocciato la proposta di quotazione della Vicenza (zero sottoscrizioni dai 373 fondi contattati) e dopo che, la settimana scorsa, il premier Renzi ha esplicitamente indicato la strada da seguire. Non quindi una decisione spontanea, ma in tutta evidenza indotta, anche dal ribaltone che ha permesso agli eterni rivali di Veneto Banca di sorpassare in curva… Penati in questo suo esordio da gestore di banche non può sbagliare con il Fondo Atlante. Deve rivedere la governance e la mission della banca, valutando l’interesse dei soci, ovvero tutte le maggiori banche italiane che in un momento di scarsa redditività avrebbero volentieri fatto a meno (potendo) di intervenire nel salvataggio della Vicenza.

Anche Milano rinnova. Da dieci giorni in capo al consiglio di sorveglianza di Bpm siede Nicola Rossi. Sarà lui a condurre piazza Meda al matrimonio di fine anno con il Banco Popolare. Rossi ha un percorso politico vario e non banale e conoscenze specifiche che lo hanno portato ad essere uno dei protagonisti della recente riforma del settore della Banche di credito cooperativo.

SvolteInfine, da giovedì scorso, tra gli innovatori si è iscritta anche Veneto Banca, che con il voto dell’assemblea ha scelto per il consiglio di amministrazione i candidati della lista dei soci. Con la presidenza affidata a Stefano Ambrosini la banca di Montebelluna ha dato un forte segnale di discontinuità con il passato e questo potrebbe avere un peso anche nella fase di pre-marketing dell’aumento di capitale da un miliardo di euro che si aprirà domani. Ambrosini lo ha già detto, il lavoro da fare è molto e la banca rimane in condizioni critiche. Ma sono state operate scelte importanti e dopo molto tempo si è presa con decisione una direzione di trasparenza e di apertura al mercato. La path dependance è molto rigida, resta solo da agire rapidamente.

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