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«Nuovi ammortizzatori urgenti» In legge di bilancio 8-10 miliardi

La riforma degli ammortizzatori sociali è da considerare prioritaria e non rinviabile. A lasciarlo chiaramente intendere è il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle «Considerazioni finali» sottolineando che «serviranno coesione e consapevolezza da parte di tutti – politica, istituzioni, parti sociali, cittadini – della assoluta necessità di far fronte nel tempo agli impegni assunti» dal governo per far ripartire il Paese con la «vasta» agenda di riforme da «realizzare secondo un calendario serrato». Compresa, appunto, quella su cui il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, si sta confrontando da diverse settimane con le parti sociali.

Un piano, quello per il riordino degli ammortizzatori, per il quale sarebbe necessaria una dote compresa tra gli 8 e i 10 miliardi da spalmare su un percorso pluriennale, almeno 3-4 anni. Con un innesco iniziale che, stando a varie ipotesi tecniche non ufficiali, potrebbe oscillare tra i 2 e i 3 miliardi. Anche perché proprio nella fase di avvio, sulla base di alcune delle opzioni in campo, potrebbe arrivare anche attorno ai due terzi il concorso dello Stato per alimentare il nuovo sistema di tutele con fisionomia il più possibile “universale” dei lavoratori, autonomi compresi.

La partita non è comunque ancora chiusa e potrebbe riservare qualche sorpresa. Ma i tempi sono ormai stretti. Secondo la tabella di marcia annunciata dallo stesso ministro del Lavoro, il piano dovrebbe tradursi in un disegno di legge da presentare in Parlamento entro la fine di luglio attingendo successivamente le risorse necessarie per il 2022 e gli anni successivi dalla legge di bilancio autunnale. E ritardi, come ha fatto capire anche Visco, non sarebbero più giustificabili, anche alla luce della graduale uscita dalle misure emergenziali messe in campo in questi mesi di dura lotta al Covid-19. Nel solo 2020, ha ricordato sempre Visco ieri, i trasferimenti pubblici alle famiglie hanno raggiunto livelli imponenti, con un aumento di oltre 30 miliardi al netto delle pensioni.

Il disegno di riforma Orlando costerebbe meno del progetto messo a punto dalla commissione dei tecnici nominati dall’ex ministro del Lavoro, Catalfo, che prevedeva uno sforzo di 20 miliardi nei primi anni di transizione, 10 a regime. L’obiettivo della nuova bozza di riforma è quello di assicurare trattamenti ordinari e straordinari per tutti i lavoratori, ma differenziati per settori e entità, tenendo conto anche delle dinamiche dei diversi settori produttivi. L’idea è estendere la cig anche alle imprese sotto i 5 dipendenti e potenziare i fondi bilaterali, in vista del superamento della cassa integrazione in deroga (interamente a carico dello Stato). Si starebbe ragionando anche di una estensione dei sussidi ai lavoratori autonomi, a cominciare da quelli iscritti alla gestione separata Inps, per i quali è già operativa l’indennità «Iscro». Si ipotizza un rafforzamento dei contratti di solidarietà e un irrobustimento della Naspi, accanto al ritocco al rialzo dei massimali per i lavoratori in cassa.

Per ora non si affronta il tema del riequilibrio delle contribuzioni sulle singole prestazioni (oggi l’industria versa molto, a differenza di altri settori che usufruiscono della cig gratuita); e non è ancora chiaro il link tra sussidi e politiche attive e della formazione, e come valorizzare le agenzie private, tutte sfide fondamentali. A sottolinearlo, anche qui, è Ignazio Visco: «Siamo ancora distanti da un moderno sistema (di servizi per il lavoro, ndr) in grado di accompagnare le persone lungo tutta la vita lavorativa – ha chiosato Visco -. In Italia un disoccupato su dieci riceve assistenza attraverso un centro per l’impiego, contro sette su dieci in Germania. Non è solo questione di risorse, si tratta di innalzare e rendere più omogenei sul territorio gli standard delle prestazioni fornite dalle diverse strutture».

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