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Nuovi ammortizzatori: si cercano 1,5 miliardi

Governo alla ricerca di un miliardo e mezzo per coprire già nella legge di Stabilità la riforma del welfare che accompagnerà il nuovo contratto a tempo indeterminato senza più l’articolo 18. Un segnale soprattutto alla sinistra del Pd, già salita sulle barricate. Sussidio di disoccupazione universale per tutti i lavoratori e politiche attive che accompagnano il lavoratore che ha perduto il posto nella ricerca di un nuovo impiego: è questa la carta che Matteo Renzi mette sul tavolo del Pd per ottenere il via libera al superamento dell’articolo 18.
Si parla solo dei neo assunti, ovviamente, lasciando vivi i diritti in essere: e già questo dovrebbe bastare a tranquillizzare buona parte del partito. E anche la formula trovata nell’emendamento alla delega presentato ieri («previsione, per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio») è una formula volutamente lasciata ambigua. Sembra infatti riecheggiare il contratto unico a tutele crescenti previsto inizialmente e che restituisce al lavoratore la tutela dell’articolo 18 dopo tre anni dall’assunzione: esattamente quello che chiede la sinistra del Pd (si veda l’intervista a Cesare Damiano in pagina). L’ambiguità del testo è insomma un modo per tenere aperto il confronto con la sinistra dem e portare a casa la delega. Ma il dato ormai è tratto e Renzi non tornerà indietro: per i neo assunti, da qui in poi, finisce il dualismo tra garantiti e non garantiti.
Sulla ricerca dei fondi per attivate il nuovo welfare modello flexecurity (la cifra che si sta cercando è tra uno e due miliardi) stanno lavorando il viceministro all’Economia Enrico Morando e il responsabile economico del Pd Filippo Taddei. La decisione di avviare con la legge di stabilità il nuovo welfare contestualmente al superamento dell’articolo 18 per i neo assunti è stata presa dal premier già questa estate. E non a caso, un po’ a sorpresa, il premier ha parlato qualche settimana fa della necessità di reperire con la spending review 20 miliardi, 4 in più di quelli utili a coprire le misure già esistenti. I 4 miliardi in più saranno appunto dedicati in parte a trovare una “dotazione di partenza” per il nuovo welfare. E anche, come anticipato dal Sole 24 Ore, per intervenire sul cuneo fiscale agendo sull’Irap per la parte che riguarda il lavoro a tempo indeterminato: proprio per rendere più conveniente per le imprese il nuovo contratto a tempo indeterminato senza più articolo 18 (che comunque ha dei “costi di separazione”) rispetto al contratto a tempo determinato.
La strada è tracciata. Ma questo non vuol dire che il percorso sarà semplice. In primis nel partito, e basta ascoltare Stefano Fassina: «Nonostante la retorica, il governo segue la linea di svalutazione del lavoro delle destre dell’euro-zona. È una linea che peggiorerà le condizioni di tutti i lavoratori e aggraverà la recessione. È una linea opposta a quella sulla quale i parlamentari del Pd sono stati eletti e è anche opposta al programma congressuale e di governo di Renzi. È una linea inaccettabile», dice l’ex vive viceministro del governo Letta. Fuori dal partito, è la leader della Cgil Susanna Camusso a usare parole che ricordano quelle usate del suo predecessore Sergio Cofferati nel 2002: «La modifica dell’articolo 18 voluta dal governo è solo lo scalpo che Renzi deve portare in Europa», ha detto annunciando una mobilitazione generale alla quale ha già aderito il segretario della Uil Luigi Angeletti.

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