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Nuove sanzioni, ricorsi in vista

L’efficacia differita delle disposizioni sulla revisione delle sanzioni tributarie amministrative rischia di innescare ricorsi e impugnative anche meramente dilatori contro le pretese dell’amministrazione finanziaria, per consentire ai contribuenti di beneficiare, quando le norme diventeranno applicabili, del trattamento più favorevole in base al principio di retroattività della lex mitior. A incentivare simili strategie, inoltre, le modifiche in arrivo sul fronte del processo tributario, con l’estensione della conciliazione giudiziale al secondo grado del giudizio di merito. In questa prospettiva, occorrerebbe forse riconsiderare la decisione di fissare al 1° gennaio 2017 la decorrenza speciale per l’applicazione delle nuove disposizioni del titolo II del provvedimento e uniformarla a quella della revisione dei reati tributari. La questione potrebbe riguardare numerosissimi casi, dato che le modifiche che il dlgs approvato definitivamente il 4 settembre scorso, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, vanno generalmente nel senso della mitigazione delle sanzioni amministrative tributarie, soprattutto (ma non solo) quelle in materia di imposte dirette e Iva, contenute nel dlgs n. 471/97. Basti pensare allo sconto generalizzato delle sanzioni per l’infedeltà delle dichiarazioni e alle ulteriori riduzioni al ricorrere di determinate circostanze attenuanti. Senza dire della rivoluzione in materia di violazioni degli obblighi di documentazione delle operazioni Iva, le quali, in tutti i casi in cui non comportino un debito d’imposta (per esempio, inversione contabile con diritto alla detrazione, ritardi lievi), non saranno più punite con la sanzione proporzionale all’imposta, bensì con una sanzione pecuniaria fissa. Tutte le modifiche apportate dal titolo II del decreto, come detto, si applicheranno solo dal 1° gennaio 2017, per cui fino al giorno precedente continueranno ad applicarsi le disposizioni attualmente in vigore. Il differimento, probabilmente, è dovuto a ragioni di bilancio, ossia al risparmio di una cifra quantificata in 40 milioni (tale è il costo annuo della riforma, a partire dal 2017, secondo l’art. 33 del decreto). Tuttavia, a prescindere dall’opportunità di rinviare di un anno l’applicazione di taluni aggiustamenti ordinamentali, come le modifiche al dlgs n. 472/1997 sui principi generali, si deve tenere conto che le disposizioni modificative dei dlgs n. 471/97 e di altre norme sanzionatorie tributarie, laddove si traducono in un trattamento più favorevole, quando diverranno applicabili, ossia dal 1° gennaio 2017, dovranno essere applicate anche alle violazioni commesse precedentemente, come previsto dall’art. 3, comma 3, del dlgs n. 472/97. Questa disposizione, infatti, stabilisce che se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, si applica la legge più favorevole, salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo. Per inciso, il principio di retroattività in materia di sanzioni tributarie amministrative, pur riguardando letteralmente solo l’entità della sanzione, è stato interpretato dalla stessa amministrazione finanziaria in senso più ampio, in conformità all’analogo principio in materia penale, sicché investe tutte le modifiche, anche quelle al dlgs n. 472/97. Pertanto, poiché l’unica preclusione alla retroattività della legge più favorevole è l’esistenza di un provvedimento sanzionatorio divenuto definitivo, potranno utilmente avvalersene anche i contribuenti ai quali sia stato notificato l’atto di contestazione, di irrogazione della sanzione, di accertamento, purché non ancora definitivo. Da qui il possibile interesse, ovviamente da valutare caso per caso in base alle circostanze concrete, ad impugnare i provvedimenti e a coltivare il contenzioso per superare il termine del 1° gennaio 2017 e invocare la rideterminazione delle sanzioni secondo le nuove disposizioni. Una strategia, questa, favorita anche dalle modifiche al processo tributario, con la previsione della possibilità di conciliare la controversia anche in secondo grado con la riduzione delle sanzioni al 50%.

Il risparmio di 40 milioni ascritto al differimento della decorrenza, insomma, potrebbe costare caro.

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