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Nuove regole sul credito. Arriva il verdetto del Fondo

ROMA — Le banche hanno ancora poco tempo, fino alle assemblee di bilancio, per mettersi in regola con le ultime indicazioni della Banca d’Italia che non ha dato margini di flessibilità, né grandi né piccoli, in tema di rettifiche di valore e di accantonamenti. Un primo effetto di tale severità potrebbe però alleggerire gli sforzi degli istituti di credito alle prese con una stretta di bilancio giudicata, perlomeno da alcuni di essi, difficile, soprattutto in fase di recessione. È atteso infatti, forse anche per oggi o domani, il giudizio del Fmi (Fondo monetario internazionale) sulla stabilità del sistema finanziario italiano con le banche in prima fila.
Gli ispettori dell’organizzazione di Washington hanno appena concluso la loro missione di due settimane in Italia. Si è trattato di un secondo giro di incontri dopo quello effettuato in gennaio, e ora i tecnici di Washington sono pronti a stilare il loro rapporto che in qualche modo dovrebbe chiarire i punti controversi, e fortemente contestati dalle nostre banche, dell’analisi presentata lo scorso anno in occasione dell’assemblea del Fmi. In particolare quello — giudicato penalizzante — che riguardava la valutazione delle sofferenze e della loro copertura, un aspetto sul quale, non a caso, sta insistendo la Vigilanza di Bankitalia.
L’iniziativa di svolgere una verifica approfondita sullo stato di salute del sistema creditizio italiano è partita dagli esperti del Fondo che hanno deciso di avviare un progetto di analisi dettagliata — da ripetere ogni cinque anni — sui 25 paesi con il settore finanziario più importante dal punto di vista sistemico. La Banca d’Italia e il Tesoro hanno replicato alle richieste del Fmi, mettendo a disposizione analisi ed esperti. Nello stesso tempo il governatore Ignazio Visco ha avviato un pressing, con tanto di ispezioni sul campo, sugli istituti affinché adeguassero le rettifiche di valore complessive sui crediti e rafforzassero gli accantonamenti a presidio delle potenziali perdite per i prestiti in sofferenza o comunque a rischio. In più ha definito, sollecitandone l’applicazione, regole particolarmente prudenti sulla distribuzione dei dividendi nonché su bonus e stipendi. Proprio in vista della compilazione dei bilanci. A far scattare però l’allarme nelle banche è stata in particolare la richiesta, peraltro non dettagliata in parametri specifici, di rivedere, abbassandoli in relazione alla loro liquidabilità negli attuali tempi di recessione, i valori degli immobili dati in garanzia.
«Una manovra onerosa e controproducente» si sono lamentati molti banchieri con la Vigilanza. Ma da Palazzo Koch è stata messa sul piatto della bilancia l’esigenza del sistema italiano di mantenere la fiducia dei mercati, che come testimoniano le ricorrenti tensioni, non è certo scontata. In quest’ottica sarà dunque significativo il giudizio degli economisti di Washington che, se positivo rispetto alle precedenti critiche, potrebbe costituire un salvacondotto anti-crisi molto importante.

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