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«Nuove regole per la contrattazione»

«È una giornata speciale. Confindustria ha appena compiuto 105 anni e ora l’assemblea definisce la governance per futuro». Giorgio Squinzi ha esordito così ieri pomeriggio davanti alla platea di oltre mille delegati, arrivati a Roma per l’assemblea privata della confederazione. Un riferimento immediato alla Riforma Pesenti, che «è stata un successo, il rinnovamento interno ha prodotto i risultati che ci attendevamo» e che ha rivisto il modello organizzativo di Confindustria, voluta da Squinzi appena arrivato alla presidenza. A fronte di un «immobilismo che ha paralizzato il paese» con un «certo, giustificato orgoglio» il presidente di Confindustria ha sottolineato la scelta di voler «uscire dal passato» con nuove regole e «costruire una strada nuova».
Uno sguardo al proprio interno, quindi, prima di tracciare i risultati raggiunti nei tre anni di presidenza, dal pagamento dei debiti della Pa «56 miliardi stanziati, 40 già pagati, operazione che va completata», al taglio dell’Irap, cioè 5,6 miliardi che si aggiungono ai 2 varati dai governi precedenti, al Jobs act, «un percorso che va portato a termine». Il governo, ha ammesso Squinzi, ha avviato un «ambizioso processo di riforme strutturali», a partire da quelle costituzionali. Bisogna andare avanti. E dalle imprese arriverà un continuo pressing: «In questi ultimi dodici mesi della mia presidenza Confindustria continuerà nella sua azione decisa a favore del processo di riforme». Ed ha aggiunto: «Non ci stancheremo di sollecitare il governo e le istituzioni europee in modo propositivo, ma anche critico e costruttivo, affinché sostengano una forte politica per gli investimenti», perché solo rilanciandoli si potrà ricominciare a crescere a ritmi sostenuti.
«Abbiamo davanti sfide importanti: alcune le abbiamo vinte, diversi pericoli li abbiamo evitati, ma tanti cantieri sono aperti e con esito incerto», ha detto Squinzi. L’obiettivo è «rilanciare il paese e risollevarlo definitivamente dalla più grave crisi economica della sua storia».
Un compito spetta anche alle industrie: «Innovare l’organizzazione del lavoro». Tocca a noi farlo, ha detto il presidente di Confindustria, per recuperare produttività e competitività. E quindi «servono regole radicalmente nuove della contrattazione collettiva». Un messaggio al sindacato: «Bisogna rivedere il modello contrattuale per assicurare la certezza dei costi, la non sovrapponibilità dei livelli di contrattazione e legare strettamente le retribuzioni alla produttività». Un impegno «importante» che «consentirà di portare un progresso nelle storia delle relazioni industriali». Nei prossimi mesi, quindi, si cercherà di rilanciare il dialogo con il sindacato. Un dialogo nel quale Squinzi ha creduto sin dall’inizio della presidenza come strumento per modernizzare il paese e che ha portato all’accordo storico sulla rappresentanza. Ma che ultimamente, ha aggiunto, si è affievolito, «non certo per nostra responsabilità».
Da Cisl e Uil sono arrivate risposte positive. «La Cisl è pronta, è il ruolo responsabile delle parti sociali che devono saper regolare il mondo del lavoro e concorrere allo sviluppo», ha detto il segretario generale Annamaria Furlan. «Abbiamo già presentato due mesi fa una piattaforma, siamo contenti che ci possa essere un seguito, il 2015 deve essere l’anno dei contratti», ha detto il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo. Mentre il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, fa il «tifo perché le parti lavorino bene».
Il decreto Poletti e il Jobs act sono state due riforme di «rilevanza strategica», ha sottolineato Squinzi, che hanno recepito alcune proposte di Confindustria su contratti a tempo determinato, licenziamenti, revisione delle forme contrattuali. È stato anche grazie alle sollecitazioni di Confindustria che si è avviata la riforma del sistema fiscale. Squinzi è tornato sulla battaglia fatta sulla tassazione dei macchinari imbullonati e più in generale sugli immobili d’impresa, «che ha assunto connotazioni paradossali». Ha sottolineato anche il lavoro fatto sulla riforma della scuola, sulla difesa della cultura industriale e sul rispetto della libertà di fare impresa, citando come esempio il disegno di legge sui reati ambientali che nella formulazione originaria avrebbe portato alla criminalizzazione dell’attività d’impresa. Tra i risultati raggiunti, Squinzi ha citato la decontribuzione per i neo assunti a tempo indeterminato, 1,6 miliardi per il 2015, e 1 miliardo di riduzione dei premi Inail, interventi sugli oneri sociali che dovranno essere rafforzati e resi strutturali. E poi ancora la moratoria per i debiti delle imprese, la nuova Sabatini, il credito di imposta per la ricerca «insufficiente ma è un primo passo», il piano del governo per il made in Italy. Un cantiere da completare: «Il superamento del bicameralismo perfetto e la revisione del Titolo V, la riforma della Pa, una volta portate a termine, contribuiranno a rendere il paese più efficiente e competitivo». Un contributo importante per la ripresa verrà dall’Expo, sui cui Confindustria «ha scelto di metterci la faccia». E proprio all’Expo si terrà l’assemblea pubblica di Confindustria, il 28 maggio.

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