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Nuove partite Iva con il bonus

Garantito il minimo di 1.000 euro anche a chi ha aperto la posizione Iva nel 2020 ma sino al 30 aprile, società indipendenti dalla posizione dei soci e particolari tutele per rimborsi elevati. Sono questi alcuni degli aspetti che meritano di essere posti in evidenza con riferimento alle bozze delle istruzioni del modello che dovrà essere presentato ai fini della applicazione dell’articolo 25 del dl Rilancio e relativo alla erogazione del contributo a fondo perduto. La prima questione che le istruzioni in bozza sembrano risolvere è quella dei soggetti che hanno iniziato l’attività a far data dal 1º gennaio 2019 e che, in base alla norma non devono effettuare alcun riscontro in merito alla diminuzione del fatturato del mese di aprile 2020 rispetto al medesimo mese del 2019. Tale circostanza non rappresenta semplicemente l’eliminazione di una pre condizione di accesso alla agevolazione ma non pregiudica in alcun modo la possibilità di percepire il contributo in questione con l’unica condizione di non aver avviato l’attività dopo il 30 aprile 2020. Nella sostanza, dunque, per coloro che hanno aperto partita Iva tra il 1° gennaio 2019 e il 30 aprile 2020, il contributo sarà almeno di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2 mila euro per i soggetti diversi, fermo restando che laddove sia possibile conseguire un contributo più elevato tale circostanza non appare preclusa. Poiché la norma richiede l’esistenza di una attività alla data di presentazione dell’istanza, dovranno essere affrontate le questioni legate alla possibile differenza tra la titolarità di una posizione Iva e lo svolgimento di una attività in quanto, come visto, il comma 2 vieta la possibilità di presentare la domanda a fronte di una attività cessata. Questo è un tema particolarmente rilevante nel mondo societario in ragione delle possibili circostanze che possono aver condotto, ad esempio, all’apertura di una procedura liquidatoria. Più in generale, nel caso delle società, deve essere tenuta in considerazione anche la posizione dei relativi soci in quanto la norma intreccia anche le indennità che vengono erogate dall’Inps. Ad esempio, il comma 1 preclude la possibilità di presentazione dell’istanza a coloro che hanno percepito le indennità di cui all’articolo 27 del dl Cura Italia ma non a coloro che hanno percepito le indennità di cui all’articolo 28 dello stesso decreto. Cosicché, ad esempio, il socio di una società che a fronte di quanto previsto dall’articolo 84 del dl rilancio potrà percepire comunque un importo per il mese di aprile renderà possibile comunque l’ipotesi della presentazione da parte della società dell’istanza ai sensi dell’articolo 25 per il contributo al ricorrere, ovviamente, dei requisiti di legge. Tale autonomia di posizioni dovrebbe riguardare poi anche la posizione degli studi associati nel senso che l’esclusione dei professionisti iscritti alle Casse private non comporta l’esclusione dalla possibilità di presentazione da parte dello studio della medesima domanda. Come inizialmente accennato, uno dei problemi che sembra risolto è dunque quello della necessità o meno di considerare la diminuzione del fatturato e, dunque, comprendere a quali condizioni il contributo competa. Poiché le istruzioni all’istanza sembrano assumere una posizione ampia ma sostanzialmente in linea con la disposizione della norma appare dunque evidente che altre norme che non richiamano esimenti similari non lasceranno spazio ad interpretazioni analoghe. Si pensi, ad esempio, alle disposizioni in materia di credito di imposta sulle locazioni di cui all’articolo 28 del dl 34 del 2020. La norma impone, ai fini dell’acquisizione del diritto alla fruizione del credito di imposta, di confrontare la situazione di un trimestre del 2020 con lo stesso trimestre del 2019 ma senza prevedere una deroga per i soggetti che, ad esempio, hanno iniziato l’attività dal 1 gennaio 2019. In altri termini, dunque, per il credito di imposta sui canoni sarà necessario che i parametri di confronto ricorrano con la conseguenza che, ad esempio, le società che si sono costituite dopo il 31 maggio 2019 non avranno diritto al credito in questione. Ad analoghe conclusioni sembra di poter giungere in relazione alle disposizioni contenute nell’articolo 84, comma 2 del dl rilancio nel quale, ai fini della erogazione della indennità di 1.000 euro per professionisti iscritti alla gestione separata Inps si impone comunque il confronto tra il reddito del secondo bimestre del 2020 e il medesimo periodo del 2019. Come detto, invece, una sorta di garanzia di percezione del contributo minimo nell’ambito delle previsioni di cui all’articolo 25 del dl Rilancio sussiste alla sola condizione di avere avviato l’attività dal 1 gennaio 2019.

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