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Nuove imprese, saldo in caduta

Crolla il saldo delle imprese italiane. Dal 2011 al 2013, la differenza tra iscrizioni e cessazioni passa infatti da più di 66mila a meno di 4mila. Frutto – più che di una vera e propria crisi dell’attitudine italiana all’imprenditorialità – di una significativa crescita dei fallimenti. Certo il risultato finale non cambia, perché il nuovo ossigeno per l’economia italiana continua a diminuire, ma la malattia del Paese non è certo la mancanza di coraggio.
Dai dati di Unioncamere-Infocamere, infatti, le nuove iscrizioni risultano in lieve decrescita: 407.820 nel 2011, 383.585 nel 2012, 379.913 nel 2013.
«Il sistema delle imprese – spiega Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere –, ha pagato un dazio pesantissimo a questa crisi e, nonostante tutto, continua a tenere e a indicare la strada per ripartire. In questi ultimi tre anni oltre un milione di italiani si sono rimboccati le maniche e hanno avviato un’impresa. Questa fiducia non va tradita ma sostenuta con misure concrete su fisco, infrastrutture e lavoro, è l’unico modo per far ripartire il mercato interno e il Paese».
Indicazioni che potrebbero agire sul vero problema italiano: il numero crescente di fallimenti o di chiusure di attività. Se, infatti, le iscrizioni hanno tenuto, le cessazioni hanno accelerato la corsa dando origine al crollo del saldo. Soprattutto in alcuni settori (si veda infografica).
Le coltivazioni agricole e le attività di produzione di prodotti animali, per esempio, hanno lasciato sul campo, tra luglio 2012 e luglio 2013, più di 27.500 imprese, registrando una flessione del 3,4%. Soffre soprattutto l’edilizia che trascina con sè nella crisi anche tutte le imprese dell’indotto. Il settore dei lavori di costruzione specializzati registra un saldo negativo di quasi il 2%, perdendo più di diecimila attività; ne perde quasi cinquemila il settore della costruzione di edifici (-1,4%); più di duemila quello del trasporto terrestre e mediante condotte (-1,6%); circa duemila quello della fabbricazione di prodotti in metallo (-1,7%).
L’analisi dei settori che registrano segni positivi regala qualche sorpresa: proprio le attività che stanno patendo per la flessione interna dei consumi dimostrano vivacità. La ristorazione, per esempio, guadagna nel periodo considerato, più di 10mila nuove attività, segnando un +2,9% e registrando 359mila iscrizioni. Un fenomeno difficile da interpretare, anche alla luce dei dati dell’Osservatorio acquisti di CartaSi, che per il primo bilancio delle spese estive con carta (giugno/luglio 2013 sugli stessi mesi del 2012), rileva una flessione delle spese per ristoranti del 4,7%.
Cresce anche il numero di attività del commercio al dettaglio, (circa 871mila iscrizioni, +0,7%); del commercio all’ingrosso (513.111 iscrizioni, +0,9%), di supporto per le funzioni di ufficio (oltre 59.000 iscrizioni, +6,3%) e di attività immobiliari (284.678 nuove imprese, +1,2%). Ancora in forte crescita (+14,6%) il numero di attività riguardanti le lotterie e le scommesse, che nel periodo hanno registrato 4.252 nuove aperture.

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