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Nuove armi all’antiriciclaggio

Trasferimenti di contante tra imprenditori, interposizione di schermi societari, operatività di «compro-oro», false fatturazioni nel settore dei metalli ferrosi. Sono alcuni fra i casi ricorrenti nell’occhio del mirino della Uif (Unità di informazione finanziaria). Comportamenti sospetti di Onlus, uso improprio di trust, cessioni di rami d’azienda tra società cooperative, uso di contratti di affitto di ramo d’azienda, distrazione di fondi all’estero con finalità corruttive, dissimulatorie o di evasione fiscale sono, invece le ipotesi emergenti che destano allarme nei controlli a fini antiriciclaggio. È quanto emerge dall’analisi della casistica operata dall’Uif, riportata nel Quaderno n. 2 del 29/4/2015 disponibile sul sito.

L’analisi predisposta dall’Uif. Allo scopo di fornire ai destinatari degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette uno strumento informativo pratico, l’Uif ha raccolto nel «Quaderno» una selezione di casi di particolare interesse, riscontrati nel corso dell’attività di analisi finanziaria condotta dal 2008, anno di istituzione dell’Unità, a oggi. In altri termini si tratta di un ulteriore strumento, che si affianca a quelli già previsti, quali gli indicatori di anomalia e schemi di comportamento anomalo, finalizzati a supportare i segnalanti nella rilevazione di fattispecie riconducibili a fenomeni di riciclaggio e finanziamento del terrorismo. La pubblicazione si articola in due sezioni: «Casi ricorrenti» e «Casi emergenti». La prima attiene quelle tipologie di comportamento finanziario anomalo rilevate frequentemente nel corso delle attività istituzionali dell’Unità. La seconda, comprende, invece, fattispecie che, pur essendo numericamente meno consistenti delle prime, presentano elementi innovativi sotto il profilo della modalità di condotta anomala.

In particolare, ci si riferisce all’utilizzo di strumenti finanziari complessi o allo sfruttamento a fini illeciti di elementi di vulnerabilità o di vuoti normativi in alcuni settori produttivi o finanziari. Filo conduttore della casistica illustrata si rinviene nella capacità della criminalità di utilizzare sofisticate costruzioni giuridiche e finanziarie e di introdurre continue variazioni per occultare la provenienza illecita dei fondi.

Le tecniche di base adottate nelle diverse ipotesi di riciclaggio, comunque, risultano spesso riconducibili alla movimentazione di contante, all’utilizzo come schermo di società di comodo o di altre entità giuridiche, alla distorsione o simulazione di operazioni finanziarie o di transazioni commerciali. In questo quadro, tuttavia, le false fatturazioni continuano a essere uno strumento fondamentale, al quale, attraverso i casi illustrati, viene dedicata particolare attenzione.

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