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Nuove accuse su Etruria, ira di Boschi

L’iscrizione nel registro degli indagati per falso in prospetto e accesso abusivo al credito di Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria, innesca lo scontro politico. Nelle ore in cui deflagra la polemica sull’audizione in Commissione banche del procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, a intervenire è la figlia dell’ex banchiere Maria Elena Boschi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che su Facebook fissa alcuni punti. «La verità è semplice: se mio padre ha commesso reati ne risponderà come privato cittadino. Al momento — osserva — non è neanche rinviato a giudizio. Ma comunque è una sua vicenda personale, non del Pd». Boschi annuncia, inoltre, che chiederà i danni a Ferruccio de Bortoli, per avere scritto che fu lei a sollecitare l’ex ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, per intervenire a favore di Banca Etruria. Ricostruzione smentita dalla diretta interessata, ma non da Ghizzoni. «Apprendo che mi farà causa. Grazie», dice de Bortoli.

La mossa di Boschi in difesa del partito è inevitabile per l’escalation di richieste di dimissioni sia da parte di Mdp, per bocca del senatore Miguel Gotor, sia dal fronte del M5S, che con il capogruppo Giovanni Endrizzi denuncia «il sistema messo in piedi da Matteo Renzi e dalla ministra Boschi. Renzi e Boschi si facciano da parte». Un clima che spinge il sottosegretario a scandire come «dal punto di vista politico il nostro comportamento è stato ineccepibile. Nessuno può negare questi due fatti: noi abbiamo commissariato (Banca Etruria, ndr) e noi abbiamo lottato contro il sistema sbagliato delle vecchie banche popolari. Chi ha sbagliato ad Arezzo ha pagato e pagherà. Spero accada anche altrove». A surriscaldare la temperatura, del resto, concorre la condotta del procuratore di Arezzo nell’audizione in Commissione banche sulla vicenda Etruria. A Rossi è stato contestato di avere omesso ai parlamentari che nei confronti di Boschi, già indagato per bancarotta, sono ipotizzati reati anche in merito a un ulteriore filone d’inchiesta. Tanto da risultare nuovamente indagato. Alle contestazioni Rossi ha risposto con una lettera al presidente della Commissione, Pier Ferdinando Casini, rivendicando di non avere «nascosto nulla circa la posizione del consigliere Boschi». Nella missiva il magistrato precisa, tra l’altro, di avere annuito quando gli è stato chiesto se Boschi e il cda potrebbe esser e indagato in nuovi filoni di inchiesta. Ricostruzione sconfessata da Carlo Sibilia (M5S), che chiede di desecretare l’audizione di Rossi .

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