Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Nuova «white list» per le banche

di Ranieri Razzante

Sono 25 gli Stati extracomunitari affidabili sull'antiriciclaggio. Il ministero dell'Economia li ha elencati in un decreto del 28 settembre scorso, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 231 di ieri.

Si attua così la previsione degli articoli 30 e 32 del decreto legislatiovo 231/2007, dedicati alla cosiddetta "adeguata verifica" di clienti degli intermediari finanziari e dei liberi professionisti, che si trovino all'estero, non in territorio Ue (i cui paesi sono elencati nella white list pubblicata dall'Economia nell'agosto del 2008 e ora in via di aggiornamento). Sono stati ritrovati omologhi ai nostri presidi antiriciclaggio quelli applicati, ad esempio, dall'Australia e dall'India, mentre è singolare ritrovare insieme l'indicazione degli Stati Uniti (che hanno notoriamente una normativa rigidissima in materia) e della Svizzera (al centro di vivaci polemiche legate all'evasione fiscale).

Un elenco di altri 12 "territori" costituisce il contenuto dell'articolo 2 del decreto: si tratta comunque di nazioni oggetto di visite e controlli da parte del Gafi, l'organismo dell'Onu che valuta i sistemi antiriciclaggio mondiali, e che comprende Paesi noti come paradisi fiscali.

L'impatto sull'operatività delle nostre banche e degli intermediari finanziari è importante. L'articolo 30 delle legge antiriciclaggio, infatti, prevede che gli obblighi di adeguata verifica della clientela enumerati all'articolo 18 (identificazione del cliente, del titolare effettivo e dello scopo e natura del rapporto ovvero della prestazione professionale) siano considerati comunque assolti pur in assenza del cliente, quando quest'ultimo possa essere identificato, mediante una idonea attestazione, fornita da altro intermediario o libero professionista, con il quale il cliente stesso abbia già rapporti continuativi o professionali. In sostanza, si vuole agevolare l'identificazione da parte di terzi quando il cliente non può essere presente all'atto dell'instaurazione del rapporto che andrebbe verificato sotto il profilo dell'antiriciclaggio.

Si tratta della cosiddetta «adeguata verifica da parte di terzi»: un soggetto che intenda aprire, ad esempio, un conto corrente in una banca italiana, ma si trovi all'estero e abbia contemporaneamente un rapporto dello stesso tipo con un intermediario situato in uno degli Stati extracomunitari indicati nel decreto ministeriale, potrà avvalersi di una sorta di certificazione in grado di attestare che la sua adeguata verifica sia stata effettuata dall'intermediario estero in questione.

È ovvio che questa agevolazione possa essere concessa solamente a succursali di intermediari italiani all'estero o a filiazioni di intermediari esteri situate in Italia, purché i Paesi interessati mostrino di avere norme antiriciclaggio equivalenti a quelle dello Stato in cui deve avvenire l'identificazione del cliente non presente fisicamente.

L'«adeguata verifica» è l'obbligo a oggi più importante che la legislazione antiriciclaggio prevede, mutuando dalla direttiva europea 2005/60 il principio del know your customer, essenziale ai fini della prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Doppio appuntamento per Vincent Bolloré. Oggi si terrà l’assemblea di Vivendi, di cui il finanz...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mai così pochi negli uffici pubblici, ma molto più digitalizzati. L’anno della pandemia ha bloc...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se ci sarà, come credo, l’approvazione del Recovery Plan italiano, quello sarà un bel passo ava...

Oggi sulla stampa