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“Nuova Sky punta sulle serie Tv Italia sarà Hollywood europea Più abbonati in banda larga”

Con l’acquisizione da parte di BSkyb del 90% di Sky Deutschland e del 100% di Sky Italia si è completato ieri il riassetto societario voluto da Rupert Murdoch raggruppando sotto un unico cappello le attività televisive europee, con una potenza di fuoco mai vista prima. La supervisione del nuovo gruppo è stata affidata a Jeremy Darroch ma Andrea Zappia continuerà a guidare le attività in Italia.
Dottor Zappia, con questo riassetto cosa cambia nel concreto per voi?
«Saremo più forti e con maggiore capacità di investimento. Unire le tre Sky significa creare una media company leader in Europa con 20 milioni di clienti, 14 miliardi di ricavi, 31 mila dipendenti e 5,7 miliardi di investimenti in programmazione. Per noi è un’operazione naturale, condividiamo già il marchio, il business model, i contenuti e la cultura e ora possiamo marciare uniti per rendere sempre migliore e più ricca l’esperienza dei clienti».
Per Sky Italia quali opportunità si aprono?
«Il gruppo Sky agirà da acceleratore per l’innovazione e la produzione di contenuti. L’Italia può diventare la Hollywood europea grazie al capitale creativo e artistico del paese e noi vogliamo avere un ruolo fondamentale. Il recente successo della serie TV Gomorra, venduta in 100 paesi nel mondo, ha permesso di mobilitare risorse a vantaggio di tutta l’industria, dando lavoro a 3000 persone. Ora abbiamo in cantiere Diabolik, già cofinanziato da BSkyb e Sky Deutschland, che si avvale del premio Oscar Dante Ferretti, e The Young Pope da un’idea del regista premio Oscar Paolo Sorrentino, che sta già agendo da catalizzatore per altri nomi importanti».
Voi acquistate grandi quantità di diritti tv, dal calcio, alla Moto Gp alla Formula 1. Esistono sinergie su questo fronte tra le tre Sky europee?
«Sarà un processo graduale e dipenderà dalla volontà dei venditori. Posso solo dire che rafforzeremo le partnership con i fornitori principali e che ci muoveremo con grande disciplina economica, e questo non varrà solo per lo sport».
Nel 2010 avevate raggiunto 5 milioni di clienti, adesso siete scesi a quota 4,7 milioni. Vi accontentate di difendere questa posizione?
«Torneremo a crescere. Il ciclo economico recessivo che certo non aiuta. Ma soprattutto in Italia c’è una forte presenza della Tv “free to air”, molto più alta che in altri paesi europei. L’elevato numero di canali gratuiti frena non solo il progresso della PayTv ma anche lo sviluppo di piattaforme alternative legate alla banda larga. Noi abbiamo resistito bene alla crisi concentrandoci sui clienti con più capacità di spesa e diversificandoci. Cielo e Sky online così come la partnership con Fastweb stanno ottenendo ottimi risultati».
Avete anche siglato un accordo con Telecom per vendere pacchetti congiunti di banda larga e PayTv. Quando comincerete e quanti clienti contate di acquisire?
«Con Telecom per la prima volta porteremo tutti i canali e le funzioni Sky non attraverso il satellite, ma via internet. L’offerta partirà in primavera e si rivolgerà alle 8 milioni di famiglie che hanno già la banda larga Telecom ma non ancora Sky. In questi anni abbiamo spinto molto per la diffusione e l’uso della banda larga con SkyOnDemand e SkyGo; l’accordo con Telecom darà un importante contributo a questo sviluppo».
Avete intenzione di puntare maggiormente sulla Tv “free” per rosicchiare quote di mercato ai concorrenti?
«Siamo una media company con la stragrande maggioranza di ricavi che arriva dalla Pay Tv, quindi non avrebbe nessun senso traslocare sul “free”. Detto questo siamo già entrati nel business della Tv gratuita con Cielo, il canale che più è cresciuto nel 2014, e potremmo aumentare la nostra presenza, ma senza mettere in dubbio il cuore del nostro business».
C’è spazio per due operatori di Pay Tv nel lungo periodo?
«Buona domanda. Il mercato oggi sembrerebbe dire di no, visti i risultati economici. O la penetrazione della Pay Tv raggiungerà i livelli di Francia e Inghilterra o, alla lunga, si arriverà a un cambiamento di scenario com’è avvenuto in altri paesi. In questi 11 anni abbiamo investito 16 miliardi nel sistema economico italiano. Abbiamo un concorrente forte e capace; ci aspettiamo però che Mediaset continui ad aumentare i prezzi a causa dei maggiori costi per i contenuti. Noi possiamo permetterci di non farlo, i nostri listini sono fermi da più di due anni e l’offerta si è allargata ».
Temete lo sbarco in Italia di Netflix?
«Vi sono già una dozzina di Over the top operanti in Italia, tra cui Sky online, Infinity e TimVision. Quando arriverà Netflix sarà quindi l’ultimo della lista e troverà una concorrenza agguerrita in un mercato sovraffollato di Tv gratuita e in un ciclo economico avverso».
Sui diritti del calcio di serie A avete battagliato con Mediaset ma poi vi siete seduti al tavolo a trattare. Come mai?
«Ho letto molte bugie e stupidaggini a riguardo. Le nostre offerte erano al 100% compatibili con le regole del bando e sono risultate le più elevate nei due pacchetti principali. Ma ci sono volute tre settimane per concludere che non si ca- piva chi avesse vinto, tant’è che abbiamo dovuto comunque sederci al tavolo».
Chi esce sconfitto da questa vicenda?
«La credibilità di un Paese in cui ci sono ancora troppi che faticano a rispettare le regole e fanno male al processo di cambiamento complessivo in atto. Comunque l’offerta sportiva di Sky dal 2015 sarà superiore a quella degli anni precedenti. Avremo tutte le 380 partite di serie A, con 132 match in esclusiva di 12 squadre. Non avremo la Champions ma avremo tutta l’Europa League in esclusiva dove i team italiani sono più numerosi e più competitivi. Avremo la Premier League, la Bundesliga, la MotoGP, la F1, il basket, il golf, il tennis: un’offerta di sport imbattibile ».
Tratterete con Mediaset anche la spartizione dei diritti della Champions dal 2016?
«Non credo che Mediaset voglia farlo. Detto questo, nonostante sia una grande property, non si può aver sempre tutto e noi complessivamente avremo tanto».
A volte i concorrenti vi accusano di essere monopolisti della Pay Tv via satellite in Italia. Cosa rispondete?
«Che la Pay Tv via satellite non è un mercato. E nemmeno la Pay Tv lo è più. Si tratta di segmenti di un unico mercato molto più ampio che comprende le altre modalità di distribuzione come il digitale terrestre e la rete. Tutti lo sanno, ma alcuni fanno ancora finta di niente».
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