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Nuova scommessa per i Btp

Il nuovo anno sarà pieno di esami. Politici, economici ma soprattutto finanziari, per quei paesi che, come il nostro, sono costantemente alle prese con il collocamento di titoli di Stato. Un’attività che offre, al tempo stesso, grandi opportunità agli investitori, ma anche qualche motivo di ripensamento.
Una sorta di Giano bifronte, che divide i risparmiatori tra chi apprezza incondizionatamente le emissioni governative italiane e chi, invece, lo fa con cautela. È la propensione al rischio a caratterizzare le scelte degli investitori e a stabilire la percentuale di titoli del Tesoro italiano da immettere nel proprio portafoglio. Tenendo conto, da un lato, dell’ipotetico rendimento che si desidererebbe ottenere e del grado di sicurezza teorica da attribuirgli.
Tecnica
È sicuramente opportuno, in ogni caso, ricorrere alla diversificazione degli strumenti presenti in portafoglio. Sia tra i comparti, azionario e obbligazionario, sia all’interno delle due grandi asset class. Non solo titoli di Stato, quindi, ma anche obbligazioni emesse da società. E non solo titoli di Stato di un unico paese, ma di più Stati. Come non solamente obbligazioni di società finanziarie, banche o assicurazioni, o automobilistiche, o di aziende che forniscono servizi, elettricità, gas, acqua, o di società telefoniche o di altre ancora.
Il mercato è generoso e consente a gran parte degli investitori di soddisfare le proprie esigenze, offrendo la possibilità di scegliere tra moltissimi strumenti. Un catalogo in parte impoverito negli ultimi anni. Tanti debitori, infatti, scelgono di collocare titoli obbligazionari che possono essere sottoscritti solamente versando un importo minimo pari a 50 mila o 100 mila euro. Un’abitudine che penalizza un numero elevato di investitori che dispongono di patrimoni non rilevanti. L’alternativa, in questi casi, è rappresentata dai fondi obbligazionari specializzati nel settore dei corporate.
La strategia da attuare è condizionata dalla propensione al rischio del risparmiatore. Se l’investitore sceglie la sicurezza, anche per il 2013 dovrà rinunciare a qualsiasi forma di remunerazione del capitale. O, quanto meno, dovrà accontentarsi di rendimenti vicini allo zero. Basti pensare che anche le emissioni del Tesoro italiano con scadenza ravvicinata, ad esempio Bot a sei e/o dodici mesi, offrono una remunerazione netta inferiore all’1 per cento su base annua. Se si opta per i titoli del Tesoro tedesco, ma anche di altri paesi con alto grado d’affidabilità, il livello del rendimento diviene addirittura negativo.
Per avere un ritorno di segno positivo, in questi casi, è indispensabile optare per titoli con durata superiore ai cinque anni. Se il rischio tassi per emissioni con durata breve è molto basso, la rischiosità aumenta sensibilmente, se la scadenza dei titoli in portafoglio è maggiore. Creare ora un portafoglio a rischio basso significa beneficiare di un ritorno, in termini di redditività, molto contenuti, quasi impalpabili.
Gradualità
Se la rischiosità del portafoglio tende ad aumentare, salgono pure le possibilità di incamerare un rendimento che diviene significativo, se si opta per strumenti con scadenza superiore ai cinque anni. Valicando questa soglia ci si espone ad un rischio prezzi medio, perché se ci si aspetta un aumento dei tassi di mercato di un punto, la quotazione di un titolo con questa durata scende di 4,5 punti. Che salgono a circa 8, se la durata dell’emissione è decennale.
Come distribuire il capitale di cui si dispone? Tre sono le composizioni del portafoglio a cui fare riferimento. La tipologia di strumenti varia dalle emissioni governative italiane a quelle dei paesi di area euro con alto grado di affidabilità. Dalle obbligazioni societarie emesse da debitori italiani a strumenti analoghi emessi da aziende che operano in paesi virtuosi. Le durate da quelle entro due anni a quelle che superano i dieci.
Prevalgono i titoli denominati in euro, e solo per chi ha una forte propensione al rischio si può ipotizzare la presenza in portafoglio di strumenti denominati in altre monete. La quota da destinare alle emissioni governative italiane può variare da un minimo del 25 per cento del patrimonio, per chi ha bassa propensione al rischio al 40 per cento per chi di propensione al rischio ne ha molta.
La presenza di titoli italiani, comprese le obbligazioni, potrebbe essere compresa tra un minimo del 45 per cento e un massimo del 60 per cento. Anche in questo caso, a seconda della bassa o alta propensione al rischio.
Non deve esserci rigidità nelle scelte dei risparmiatori, perché le ipotesi di portafoglio possono integrarsi tra di loro, in modo tale che possa aumentare la redditività dei portafogli meno esposti, immettendo qualche titolo a maggiore rischiosità teorica. O, al tempo stesso, diminuire la rischiosità teorica complessiva dei portafogli più esposti, immettendo strumenti che offrano meno redditività, ma maggiore sicurezza.

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