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Nuova passione dei fondi speculativi

di Maria Teresa Cometto

Sono accusati di mettere in ginocchio interi Paesi con le loro speculazioni. Ora gli hedge fund sono additati come protagonisti anche della nuova Bolla tecnologica. Secondo il Wall Street Journal infatti gli hedge fund hanno iniziato a scommettere anch’essi sulle start-up del settore «social media» , quelle che sfruttano le reti sociali online — come Facebook — per promuovere servizi e prodotti di tutti i tipi. «È un fenomeno preoccupante» , ha commentato Jeff Clavier, fondatore della società di venture capital SoftTech a Palo Alto, nella Silicon Valley. Gli hedge fund infatti investono di solito in titoli ultra liquidi che possono vendere velocemente, mentre le partecipazioni in aziende ai primi passi, e non ancora quotate, sono la specialità dei fondi di venture capital, che se le tengono in portafoglio per anni seguendone la crescita. Ma gli hedge fund sono speculatori per eccellenza e alcuni di loro hanno deciso di rischiare comprando sul mercato ufficioso — come SecondMarket — i titoli di Facebook e delle altre dot. com, sperando in un rapido guadagno al momento dell’arrivo in Borsa. I loro soldi contribuiscono così a far crescere le valutazioni a livelli stratosferici. Valutazioni Facebook, per esempio, secondo alcune stime potrebbe valere 100 miliardi di dollari quando arriverà in Borsa, forse nella primavera 2012: più di colossi dell'high-tech come Hewlett Packard (la cui capitalizzazione attuale è 74 miliardi) e Amazon. com (97 miliardi). Solo lo scorso gennaio il suo valore stimato era la metà, 50 miliardi di dollari. Quest’anno l'Ipo di maggior successo è stata la rete di contatti professionali LinkedIn: le sue azioni sono in rialzo del 139%rispetto al prezzo dell'offerta. L’hedge fund Tiger global management, creato da un allievo del famoso gestore Julian Robertson, ne aveva comprato il 4,2%pagandolo 70 milioni di dollari, un pacchetto di azioni che oggi vale quasi 400 milioni di dollari. Nel suo portafoglio ci sono anche i titoli di Facebook e Zynga. Quest'ultima è la società con il fatturato e i profitti più «veri» e floridi fra quelle che hanno già iniziato le procedure per l'Ipo, anche se la fonte delle sue entrate sono oggetti non reali: i mattoni e le piante comprati con dollari sonanti dalle decine di milioni di appassionati di CityVille — il gioco più popolare di Zynga — per fare più bella la propria «città» , esistono solo nel mondo virtuale online. Eppure hanno generato 235 milioni di dollari nell'ultimo trimestre, +153%sull'anno prima, con 11,8 milioni di profitti netti, quasi raddoppiati. Groupon, altra matricola fra poco debuttante, ha un giro d'affari maggiore — 713 milioni di dollari di fatturato annuo — ma è in profondo rosso (413 milioni di dollari persi nel 2010): i suoi costi operativi, per convincere i negozianti ad offrire sconti cospicui ai propri utenti, hanno finora superato gli introiti. Inoltre sul suo futuro pesa il moltiplicarsi dei concorrenti, che possono facilmente replicarne il modello di business. Ma Groupon è finita ugualmente anche nel portafoglio degli hedge fund, insieme alla sua rivale Living Social. Facebook rallenta Poco o niente profittevoli sono le altre due Ipo in arrivo: Zillow, sito specializzato sul mercato immobiliare americano (6,7 milioni di perdite l'anno scorso) e Kayak, motore di ricerca per viaggi e vacanze (8 milioni di dollari di utili). Tutte in perdita sono le altre startup attesissime in Borsa: Twitter (micro messaggi di massa), Yelp (recensioni online fatte dai clienti di business locali), Foursquare (social network geo-mobile). L’unica in attivo è Facebook, che ha raggiunto 750 milioni di utenti attivi e secondo alcune stime guadagna 400 milioni di dollari su un fatturato di 2 miliardi. Ma preparandosi all'Ipo la società fondata da Mark Zuckerberg deve stare attenta a non mostrare segni di rallentamento nella crescita, che secondo la società di ricerche Inside Network si sono già manifestati sul mercato Usa con un calo di 6 milioni di utenti lo scorso maggio; e deve rispondere alla sfida che gli ha lanciato Google con il social network Google+. La risposta di Zuckerberg, con l’annuncio del servizio di video chat Skype, non è stata giudicata sufficiente dai blogger, che hanno cominciato a ipotizzare che Facebook stia diventando un po’ meno cool (di moda) fra chi fa tendenza. Fosse vero, questa volta gli hedge fund rischiano di essere arrivati tardi alla festa.

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