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Nuova moratoria per le pmi. Fidi invariati all’impresa solida

Nuova moratoria per le pmi, le banche si impegnano a non ridurre i fidi dell’impresa anche se i richiedenti sono aziende che hanno problemi finanziari riscontrabili, che, tra l’altro, questa volta sono le uniche beneficiarie. Le imprese devono essere però in condizioni di comprovare la continuità aziendale, dimostrabile tramite ordini in portafoglio, business plan o piani di ristrutturazione aziendale. A differenza del passato, possono chiedere nuovamente la sospensione le imprese che ne hanno già usufruito con la prima moratoria del 2009. La nuova moratoria sul credito delle pmi, lanciata dall’Abi lo scorso 1° luglio, introduce anche una nuova misura per dare respiro alle imprese edili, che potranno ottenere la sospensione anche per le operazioni di apertura di conto corrente ipotecario. Le operazioni di allungamento dei mutui potranno avere una durata maggiore rispetto al passato, rispettivamente pari a tre anni per mutui chirografari e a quattro anni per mutui ipotecari. Potranno inoltre essere effettuate allo stesso tasso di interesse originario se saranno accompagnate da processi di aggregazione o immissione di nuovi capitali. L’accordo rimarrà accessibile fino al 30 giugno 2014.

Impegno esplicito della banca a non ridurre gli affidamenti. Con il nuovo accordo, assoluta novità rispetto al passato, le banche che abbiano valutato positivamente l’impresa ai fini dell’accesso alle operazioni di sospensione e/o allungamento, si impegnano a non ridurre contestualmente gli altri fidi concessi all’impresa, qualora questa continui a mantenere prospettive di continuità aziendale. Si tratta di un impegno che mette al riparo l’impresa dalla temuta stretta creditizia da parte della banca in risposta alla richiesta di sospendere o allungare un finanziamento. Un timore che ha sicuramente influito sulla valutazione degli imprenditori in merito all’accesso o meno alla sospensione.

Ritornano in pista anche i finanziamenti già sospesi. Anche i finanziamenti già sospesi con l’avviso comune del 2009 potranno beneficiare di un’ulteriore sospensione di 12 mesi ai sensi del nuovo accordo. I precedenti accordi erano caratterizzati dall’impossibilità di replicare un’analoga richiesta su una stessa operazione. Si tratta quindi della prima volta che un’operazione di sospensione possa operare su un mutuo già sospeso in precedenza. Questa è una novità decisiva, soprattutto per le imprese che sono gravate da uno o più finanziamenti a lunga scadenza, già sospesi e allungati a partire dal 2009.

Stop alle imprese finanziariamente sane. Si riduce la platea delle imprese che potranno accedere alla sospensione o allungamento del mutuo. Con i precedenti accordi, ci si era preoccupati solo di escludere le imprese con posizioni incagliate o in sofferenza da lungo tempo (oltre 90 giorni). Con il nuovo accordo viene messo, oltre al limite minimo, anche un tetto alla condizione finanziaria richiesta per accedere alla moratoria. L’impresa deve essere in una temporanea tensione finanziaria generata dalla congiuntura economica riscontrabile, per esempio e in via non esaustiva, per la presenza di uno o più dei seguenti fenomeni: riduzione del fatturato, riduzione del margine operativo rispetto al fatturato, aumento dell’incidenza degli oneri finanziari sul fatturato, riduzione della capacità di autofinanziamento aziendale. Sono quindi escluse le imprese che non soffrono finanziariamente e che potevano scegliere di ricorrere alla sospensione o allungamento dei mutui per semplici calcoli di convenienza, anziché per necessità. Opportunità che sembra sia stata colta da molti imprenditori accorti. L’azienda dovrà quindi fare una valutazione dei propri bilanci dal punto di vista finanziario, per individuare una causa di tensione finanziaria da indicare alla banca come requisito di accesso.

La continuità aziendale va comprovata. La continuità aziendale è stata una condizione richiesta sin dal primo accordo del 2009 e, per questo, dal punto di vista sostanziale non rappresenta un cambiamento in sé. La novità, non di poco conto, sta però nel fatto che l’impresa, stavolta, si deve impegnare a fornire alla banca gli elementi che evidenzino prospettive di sviluppo o di continuità aziendale. L’accordo segnala già alcuni esempi di possibili elementi quali il portafoglio ordini, un business plan, un piano di ristrutturazione aziendale e altri eventuali documenti. Questo può rappresentare un passaggio che rende più oneroso, e meno scontato l’accesso alla moratoria.

Maggior respiro alle imprese edili. Le imprese del comparto edilizio possono accedere alle misure standard dell’accordo. In più, l’accordo prevede che le banche aderenti all’accordo possano realizzare le sospensioni anche per le operazioni di apertura di conto corrente ipotecario. Le condizioni sono che il finanziamento sia già in ammortamento alla data di presentazione della domanda e che sia presente un piano di rimborso rateale, nel quale siano identificabili le quote capitale e interessi delle singole rate, ovvero sia un’operazione assimilabile in termini di strutturazione del piano di rimborso.

Sospesi fino a oggi oltre 350 mila finanziamenti. Contestualmente al nuovo accordo, l’Abi ha diffuso i dati aggiornati sui risultati degli accordi precedenti. Con l’iniziativa in corso riguardante le «Nuove misure per il credito alle pmi» (dati aggiornati a maggio 2013), le banche hanno sospeso 95.435 finanziamenti a livello nazionale, a cui vanno aggiunti i 260 mila dell’Avviso comune scaduto il 31 luglio 2011. Tutte queste sospensioni hanno riguardato un debito residuo di quasi 100 miliardi di euro, con una liquidità liberata di oltre 19 miliardi di euro a partire dal 2009.

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