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Nuova ipotesi sullo sconto Irpef bonus fino a 200 euro l’anno ma limitato ai redditi più bassi

ROMA — Governo e maggioranza corrono ai ripari contro il flop del cuneo fiscale che prevede mini-detrazioni dai 3 ai 14 euro al mese. Dopo le proteste e le contestazioni di molti esponenti dei partiti che sostengono il governo, dei sindacati e della Confindustria, si sta tentando di giocare la carta di una correzione di rotta. Per ora l’ipotesi gira in Parlamento e, se non sarà assunta dall’esecutivo, potrà essere oggetto di un emendamento. Del
resto Letta e Saccomanni hanno già aperto la strada a «modifiche migliorative» da parte delle Camere subito dopo il Consiglio dei ministri di martedì.
L’idea è quella di concentrare le risorse destinate all’aumento delle detrazioni Irpef sui lavoratori dipendenti, limitate ad un miliardo e mezzo, sulla metà della platea inizialmente prevista: circa 7,8 milioni di lavoratori invece di 15,9 milioni. In questo modo l’effetto, pur non crescendo di molto, sarebbe indirizzato esclusivamente su coloro che guadagnano fino a 20-22 mila euro lordi annui, le fasce più basse dei redditi, invece di essere spalmato fino a 55 mila euro.
Per i lavoratori delle fasce che verrebbero escluse la perdita sarebbe pressoché nulla, in quanto i benefici erano quasi una beffa. Un dipendente con 35 mila euro avrebbe avuto, come è noto, un beneficio di 7 euro mentre quello con 50 mila euro avrebbe messo in tasca 2 euro al mese. Dunque meglio concentrare le risorse sui redditi più bassi, eventualmente erogando la cifra in unica soluzione, come una sorta di quattordicesima nel gennaio-febbraio del prossimo anno, con il risultato di elevare il bonus. In questo modo il reddito di 15 mila euro arriverebbe sopra i 200 euro (invece di 172) e quello di 20 mila raggiungerebbe i 176 (invece di 151).
In sostanza i 600 milioni che sarebbero dovuti andare a finanziare il bonus per i redditi sopra i 20-22 mila euro, verrebbero riversati sulle fasce più deboli. Non è escluso che il governo possa mettere sul tavolo altre risorse e rendere la riduzione del-l’Irpef più dignitosa. Del resto anche durante la manovra di Monti dello scorso anno, sull’Irpef si seguì una procedura simile: il governo aveva proposto la limatura delle due aliquote centrali e la “strana maggioranza” la trasformò in un aumento delle detrazioni per i figli.
Nei testi che si rincorrono intanto trova una soluzione anche il contributo di solidarietà triennale per le pensioni d’oro. Il tetto oltre il quale si pagherà un contributo del 5 per cento sale a 150 mila euro, quello sul quale si avrà un contributo del 10 per cento sale a 200 mila mentre sulla quota che eccede i 250 mila euro si pagherà il 15 per cento. La norma è formalizzata come una trattenuta Inps in modo da evitare la tagliola della Corte Costituzionale che bocciò un precedente articolato del governo Berlusconi perché ritenuto di carattere puramente fiscale e dunque discriminatorio in quanto colpiva solo i pensionati e non gli altri redditi. Tuttavia la questione deve essere sanata e la legge di Stabilità, ancora in cottura a Palazzo Chigi, stanzia 80 milioni per risarcire coloro che erano incappati nella precedente versione della “tagliola”. Intanto la questione previdenziale torna in primo piano anche per l’apertura da parte di Bruxelles di una procedura d’infrazione per le disparità di trattamento pensionistico tra uomo e donna: nel mirino la legge Fornero che discrimina tra i due sessi in materia di pensione anticipata.
Infine dalla legge di Stabilità continuano ad emergere microtasse nascoste. E’ il caso della imposta di registro proporzionale sui trasferimenti immobiliari, che non può essere inferiore ai 1.000 euro. Arriva anche il contributo obbligatorio per la partecipazione agli esami di avvocato, al concorso di notaio e al concorso per magistrato.

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