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Nuova governance per la Rai

«Avevamo avuto ragione a spingere perché Rai si desse una mossa e aprisse al mercato, abbiamo subito attacchi e sospetti che si sono rivelati sbagliati. Ora è chiaro che l’asset industriale resta saldo, ma che sono finite le rendite di posizione dell’era del duopolio». Così ieri sera in ambienti vicini al premier si commentavano i fatti relativi all’Opa lanciata da Mediaset su Raiway.
L’obiettivo di Renzi è riscrivere le regole e la missione della Rai del futuro, ma il primo passaggio riguarderà probabilmente solo la governance. Entro marzo, il provvedimento arriverà in Consiglio dei ministri. La strada, nonostante la “minaccia” del ricorso al decreto, dovrebbe essere quella del disegno di legge. Al Quirinale non fanno al momento alcun commento sulla questione Rai, perché non ci si può esprimere su qualcosa che non esiste, ma il Capo dello Stato ha promesso di essere un arbitro scrupoloso e imparziale. In particolare sulla vicenda televisiva, che appartiene alla sua storia politica: nel ’90 si dimise da ministro del governo Andreotti, in polemica con l’approvazione della legge Mammì. E intanto le opposizioni attaccano: «Il governo chiede un voto di fiducia ogni 11 giorni». Una critica condivisa dalla minoranza dem.
I tempi sono stretti. Palazzo Chigi vuole arrivare con un nuovo testo al rinnovo dei vertici, prima di luglio. Per questo in campo c’è anche il ministro Boschi, con il compito di trovare una corsia preferenziale in Parlamento. Dal punto di vista tecnico il referente è il sottosegretario Antonello Giacomelli. In Consiglio dei ministri dovrebbe arrivare un testo stringato per modificare solo l’articolo 20 della legge Gasparri che riguarda la governance. Rinnovo della convenzione, che scade nel 2016, e riforma del canone arriveranno in una seconda fase, ma alle Comunicazioni si lavora anche ad un testo più ampio di riforma, che prevede l’anticipazione del rinnovo.
È probabile che il presidente del Consiglio anticipi le linee della sua azione, che punta – sulla base dei pareri raccolti tra gli esperti – alla razionalizzazione dell’offerta della tv pubblica con la possibile riduzione dei canali tematici, la creazione di una sola redazione giornalistica, il rilancio della fiction sul mercato estero. Il nodo della riforma della governance è la creazione di un organismo di controllo che garantisca l’indipendenza della tv pubblica dai partiti. Lo strumento della fondazione appare di difficile realizzazione, per i tempi lunghi legati al passaggio delle azioni dal Tesoro al nuovo soggetto. Più probabile che si vada verso un Consiglio di sorveglianza, solo in parte espressione del Parlamento, che nomini il Cda, ridotto a cinque membri. La figura dell’amministratore delegato, con ampi poteri gestionali, dovrebbe sostit uire il direttore generale.
Il governo guarda con attenzione al consiglio di amministrazione Rai di oggi a Milano. Si parlerà anche dell’opa di Ei Towers nei confronti di Rai Way. Un’offerta che l’azienda considera non amichevole. Il piatto forte sarà il voto, salvo rinvio, sul piano news messo a punto dal dg. Non sono previste al momento nomine dei direttori delle due newsroom (una composta da Tg1, Tg2 e Rai Parlamento, una da Tg3, Rainews24 e Tgr) che nasceranno dalla riforma. Il compito, secondo un ragionamento condiviso in ambienti dell’esecutivo, passerà in eredità al prossimo vertice. La riforma è stata rivista alla luce dei 17 punti del parere della Commissione di vigilanza. Resteranno in vita i singoli marchi dei Tg, ognuno dei quali dovrebbe avere come referente un vicedirettore. Si tratta di un testo di 132 pagine, con risparmi per 70-100 milioni da realizzare attraverso la riduzione delle duplicazioni e la razionalizzazione del personale giornalistico (meno direttori, vicedirettori e capiredattori). Il dg esporrà il piano mercoledì prossimo in Vigilanza, dove il giorno prima sarà ascoltato il presidente Anna Maria Tarantola sulla lettera che il consigliere Antonio Verro avrebbe inviato nel 2010 a Silvio Berlusconi. Il tema sarà oggetto del Cda di oggi, in vista della possibile attivazione del Comitato etico, che chiederà chiarimenti al consigliere.
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