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Nuova governance dal patto Mediobanca

di Sergio Bocconi

MILANO — Giorno decisivo domani per il patto e la governance di Mediobanca. A cominciare dal mattino si riuniscono direttivo e assemblea dell’accordo parasociale, consiglio ed esecutivo della banca. Sui tavoli le modifiche al patto, e in particolare quelle che hanno riflessi sulla governance dell’istituto, e alcuni aggiornamenti statutari previsti per allinearsi a nuove disposizioni regolamentari, relative anzitutto ai sindaci. L’accordo fra i grandi soci che vincola oggi circa il 44%del capitale, scade a fine dicembre e le eventuali disdette dovranno pervenire entro fine settembre. Domani perciò all’ordine del giorno non ci sono perimetro e partecipanti al patto, bensì le sue regole. Obiettivo è decidere domani per poter portare all’approvazione dell’assemblea di fine ottobre tutte le modifiche della governance che richiedono revisioni dello statuto. Sul tavolo anzitutto il frutto del dialogo intercorso fra il vertice della banca d’affari, il presidente Renato Pagliaro e l’amministratore delegato Alberto Nagel, e i principali azionisti, in particolare il maggiore, Unicredit, con l’ 8,6%del capitale: si tratta di alcune modifiche nella governance che andrebbero nella direzione di una maggiore autonomia dell’istituto, con un rafforzamento del ruolo e dell’indipendenza dei manager, e di una riduzione dei potenziali conflitti di interessi relativi alla platea dei soci. La più significativa riguarda probabilmente il comitato nomine, che decide appunto le candidature per i vertici delle partecipazioni strategiche, Generali, Rcs Media-Group e Telco-Telecom. Oggi ha sei componenti, tre manager e tre rappresentanti degli azionisti, uno per ciascun gruppo nei quali è suddiviso il patto: banche (A), industriali (B) e nucleo francese (C). I componenti dovrebbero passare a cinque, tre manager e due consiglieri indipendenti. Una geografia che muove nella stessa direzione della governance adottata nel passaggio dal modello dualistico a quello tradizionale: la presenza dei cinque top manager della banca nel consiglio e nel comitato esecutivo, dove rappresentano la maggioranza. Un’altra modifica, oltre alla riduzione da sette a cinque dei componenti il comitato remunerazioni, sarebbe l’aumento dei consiglieri indipendenti, secondo la definizione del codice di autodisciplina. Attualmente sono cinque su un massimo di 23 amministratori, ma il numero dovrebbe aumentare. Un passo generalmente guardato con favore da mercato e authority. Infine domani i grandi soci dovrebbero discutere anche su una modifica alla governance del patto: attualmente i gruppi A e B decidono sull’ammissione di nuovi azionisti con la maggioranza dei due terzi, mentre il nucleo d’oltralpe con il 51%. L’idea sarebbe rendere i criteri omogenei con l’adeguamento per i francesi al quorum generale.

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