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Nuova Fonsai, mini quota Ligresti

di Sergio Bocconi

MILANO — Venerdì scorso l'incontro Unipol-Fonsai, e ieri i vertici delle due società si sono riuniti con i rispettivi advisor: è iniziato il rush finale sui concambi che dovrà portare alla fusione a quattro tra Premafin, Fondiaria Sai, Milano e Unipol assicurazioni. Entro domani o al massimo venerdì sul tavolo ci dovrebbero essere idee più precise sui valori economici delle società, base per stabilire concambi.
In vista c'è la prossima riunione del consiglio di Premafin, previsto per il 16 aprile (ma non ancora convocato) e quelli, probabilmente negli stessi giorni, di Fonsai e Unipol. In particolare la holding dei Ligresti, che terrà l'assemblea per l'aumento di capitale fino a 400 milioni riservato a Unipol a metà maggio, dovrebbe stabilire il prezzo dell'aumento e dunque il numero di azioni da emettere, indicazioni fondamentali visto che per Premafin l'operazione porta al passaggio di controllo dai Ligresti alla compagnia bolognese, che dovrà detenere secondo gli accordi almeno il 66%. Dal board, che dovrà «licenziare» la relazione degli amministratori, dovrebbe dunque uscire una stima di range sui concambi. Per questo sono tutti al lavoro anche se non è detto che si arrivi a una definizione per lunedì prossimo. Il consiglio potrebbe perciò slittare anche se di poco. In questo caso ci potrebbe essere un'integrazione alla relazione che verrà letta in assemblea.
È chiaro che il tema dei concambi, cruciale, sottende la determinazione di una stima del valore delle varie società. Ed è questo il lavoro che vertici e advisor stanno compiendo. Tanto per dare un'idea, il board di Premafin ha svalutato le proprie azioni Fonsai da 7 a 3,9 euro (contro un valore di Borsa che ieri dopo un calo di quasi il 10% ha toccato 0,88 euro), prezzo che difficilmente può essere considerato «valido» da Unipol. Obiettivo della compagnia guidata da Carlo Cimbri è detenere alla fine il controllo assoluto nel nuovo polo che verrà a costituirsi con le fusioni. Uno degli interrogativi relativi all'operazione è invece la quota finale detenuta dai Ligresti che oggi, direttamente e attraverso i trust offshore a loro riconducibili, detengono il 70% dei Premafin (di cui il 20% è in pegno alle banche). È pressoché impossibile immaginare la loro eventuale partecipazione al nuovo polo: probabilmente, in base anche alle ricapitalizzazioni da effettuare (1,2 miliardi Fonsai, 400 Premafin che verrà però «utilizzata» per il rafforzamento della controllata, 6-700 Unipol assicurazioni), la quota in mano alla famiglia potrebbe essere inferiore all'1%, più probabilmente vicina alla metà. Ma sono in molti a pensare che i Ligresti potrebbero esercitare il diritto di recesso, il cui prezzo è determinato in base alle medie dei valori in Borsa degli ultimi sei mesi (da far partire però dall'assemblea di fusione, prevista in settembre). Su tutto però «aleggia» la possibilità di passi della magistratura, molto attiva sull'inchiesta Premafin-Fonsai e concentrata in particolare sulla gestione «correlata» che ha portato al tracollo della compagnia e sull'ombra dei trust offshore.
 

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