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Nuova Eurozona in due anni

È un programma in tre fasi quello che il presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy ha proposto ai Governi dell’Unione in vista del vertice della settimana prossima, con l’obiettivo di rafforzare l’assetto istituzionale della zona euro. Il progetto conferma tra le altre cose l’idea di creare un bilancio dell’unione monetaria e di imporre agli Stati membri impegni contrattuali con le istituzioni europee sul fronte delle riforme economiche.
In giugno, i 27 avevano chiesto a Van Rompuy di studiare una riforma della zona euro che dia finalmente una risposta strutturale alla crisi debitoria. Un primo rapporto preliminare è stato pubblicato in ottobre. Quello che verrà discusso il 13-14 dicembre dovrebbe essere definitivo. Il piano – distribuito ai 27 lunedì sera sotto forma di conclusioni del prossimo vertice – prevede tre stadi: i primi due senza cambiamenti ai Trattati, il terzo con eventuali modifiche costituzionali.
Nella prima fase, tra il 2012 e il 2013, l’obiettivo dovrebbe essere di adottare pienamente le decisioni già prese finora o ancora oggetto di negoziato: il fiscal compact che ancora deve entrare in vigore; la vigilanza bancaria centralizzata presso la Banca centrale europea; nuovi criteri di patrimonializzazione delle banche (una riforma nota con l’acronimo inglese CRD4); l’approvazione dei progetti di direttiva sulla risoluzione delle banche e sulle garanzie dei depositi.
Il presidente del Consiglio europeo vorrebbe che i Paesi dell’Unione si mettano d’accordo entro il marzo 2013 sull’assetto operativo della vigilanza unica in modo che – una volta questa pienamente operativa – si possano ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà. La questione è controversa, oggetto di un negoziato che ieri all’Ecofin di Bruxelles ha mostrato quanto sia complesso. Non è assolutamente chiaro se un accordo possa essere raggiunto entro fine anno.
Nella seconda fase, tra il 2013 e il 2014, Van Rompuy propone nuovi passi verso una maggiore integrazione della zona euro. In particolare, i Paesi che parteciperanno alla vigilanza unica dovrebbero dotarsi di una comune autorità per la gestione delle banche in crisi, associato a un fondo finanziario che sia al tempo stesso «appropriato» ed «efficiente». In questa stessa fase, Van Rompuy propone che i Paesi si impegnino contrattualmente con le istituzioni europee ad adottare riforme economiche.
«La differenza rispetto al sistema previsto oggi è che il contratto riguarderebbe tutti i Paesi, non solo quelli in difficoltà sul fronte dei conti pubblici – spiega un responsabile europeo – l’idea è che tutti gli Stati membri hanno bisogno di riformare la propria economia, anche la Germania. Altrimenti c’è il rischio di stigmatizzare alcuni Paesi rispetto ad altri. Peraltro, non dobbiamo dimenticarci che la Commissione invia raccomandazioni-Paese a tutti gli Stati membri».
La terza fase immaginata da Van Rompuy è quella post-2014, dopo l’elezione del nuovo Parlamento europeo. Implicherà cambiamenti ai Trattati perché comporterà tra le altre cose «una mutualizzazione delle sovranità a livello europeo». Nel dotare la zona euro di una «capacità di bilancio», l’obiettivo è di permettere ai Paesi di assorbire gli shock. Il leader belga fa propria anche l’idea di un nuovo calcolo degli investimenti pubblici nei bilanci nazionali, approfittando della flessibilità delle regole europee.
Le proposte di Van Rompuy appena illustrate sono contenute in una bozza delle conclusioni del vertice che sarà negoziata con i Governi nei prossimi giorni. Tuttavia, un rapporto separato, dal contenuto simile ma più esteso, sarà distribuito nei prossimi giorni ai 27. Quest’ultimo non sarà oggetto di trattativa. «Servirà a contribuire alla discussione», spiega il responsabile europeo, insieme alla relazione che la stessa Commissione ha presentato la settimana scorsa sul futuro dell’unione monetaria.

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