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Nuova direzione commerciale all’Ilva

Invitalia, per conto del Governo, e ArcelorMittal Italia lavorano alla stesura dell’accordo sul coinvestimento dello Stato nella società dell’acciaio che dovrà essere firmato tra pochi giorni e intanto la società struttura la nuova direzione commerciale. Che che coordinerà la produzione con le consegne ai clienti dei prodotti. Ci sono due nomine: Alessandro Faroni, responsabile della direzione vendite coils già da novembre mentre ieri è stato ufficializzato l’incarico ad Andrea Bellicini alla direzione commerciale lamiere e tubi. L’azienda spiega che «l’obiettivo di ArcelorMittal Italia è quello di confermare il suo ruolo di di riferimento per il mercato italiano ed europeo tramite stabili relazioni di partnership con la propria clientela». Per Faroni, intervenuto ad un webinar di Siderweb, «gli obiettivi di questa riorganizzazione sono ormai evidenti a tutti: ArcelorMittal Italia avrà una autonomia commerciale seppure con i doverosi collegamenti con gli azionisti e il resto del gruppo». «A fronte di questo, è necessario che ci riorganizziamo e lo stiamo facendo – aggiunge Faroni -. Vorremmo confermare il nostro ruolo di produttore di riferimento del mercato italiano ed europeo. Cosa che dovrà passare – specifica Faroni – per un cambiamento di politiche commerciali. La sfida non è semplice. In questo momento ci sta aiutando un po’ il mercato e crediamo molto nella partnership con i nostri clienti. Crediamo di dover necessariamente recuperare credibilità, affidabilità, continuità di relazioni con quelli che mi piace chiamare partner più che clienti». Ieri, inoltre, ascoltati dalla commissione Lavoro della Camera i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb sull’accordo in arrivo tra Invitalia e ArcelorMittal Italia. «Coinvolgere il Parlamento sul piano industriale» chiede la Fiom. E la Uilm: «Prima che la firma sia definitiva, ci sia una discussione con le organizzazioni sindacali, chiediamo che sia un accordo ancora aperto al confronto e non chiuso, e soprattutto che non ci siano esuberi». Mentre la Fim chiede di capire «meglio il piano, cosa prevede e come si articola e come si sposeranno con un nuovo ciclo produttivo gli stessi livelli di organici, ovvero i 10.700 del piano precedente, e come si rispettano con un cambio di passo produttivo? E ancora, dove si costruiranno gli impianti di preridotto e come sarà il forno elettrico?» domanda la Fim, per la quale «bisogna anche capire a qualche clientela ci si rivolgerà, visto che si vuole rimettere in marcia una produzione importante come i tubifici».

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