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Nuova Alitalia, dubbi su Delta e si rifà avanti Lufthansa

Quaranta giorni per salvare Alitalia prima che si esauriscano le risorse residue del prestito ponte e del ricavato dei biglietti dei voli estivi. Il tempo stringe mentre c’è da decidere il piano industriale, un tema delicato che potrebbe far riemergere da dietro le quinte l’alternativa Lufthansa. I tedeschi starebbero solo aspettando un passo falso di Delta. Che in queste ore, assieme a Fs e Atlantia, deve decidere il nuovo assetto di Alitalia. La linea aerea Usa che dovrebbe entrare nella newco con un impegno compreso tra il 10 e il 20%, ha di fatto escluso il vettore romano dalla nuova joint venture transatlantica Blue Skies, che però resta forse l’unica ragione per allearsi con Delta.
«Alitalia — accusano i sindacati del personale di bordo della federazione che unisce Anpac, Anp e Anpav — è oggi ridotta a partner irrilevante in Blue Skies, l’accordo commerciale fra Delta, Air France- Klm e Virgin Atlantic sottoscritto per rafforzare la presenza nei collegamenti verso il Nord America ». Ed è stata di fatto sostituita da Virgin «a conferma dell’inadeguatezza del top management che va cambiato» dicono con rabbia i sindacalisti che hanno sempre guardato con favore ad un ingresso soft e a esuberi zero di Lufthansa.
Come se ciò non bastasse, Delta ha impostato il progetto di rilancio puntando sul taglio del medio raggio di Alitalia e di alcuni voli intercontinentali e portando una buona fetta dei collegamenti dall’Italia verso Parigi, la casa dell’alleato Air France-Klm di cui gli americani hanno il 10% del capitale. Un accordo a senso unico che lascerebbe solo le briciole dei collegamenti di lungo raggio al nostro Paese e in particolare allo scalo di Fiumicino, gestito dalla controllata di Atlantia, Aeroporti di Roma. Altro nodo che andrà presto sciolto riguarda le percentuali dei compensi richiesti da Delta per “permettere” ad Alitalia di sopravvivere e volare sulle ghiotte — ma ridotte al lumicino per quantità — rotte dall’Italia al Nord America: questi accordi ormai residuali sulle royalties, secondo indiscrezioni, arriverebbero fino al 30%. Un salasso che accanto al taglio di una ventina di aerei della flotta Alitalia rischia di vanificare qualunque ipotesi di rilancio favorendo unicamente gli americani e in parte Air France. Altro tema sul tavolo proprio quello del rinnovo della flotta. Gli aerei col tricolore hanno un’età media di 13 anni mentre il concorrente Ryanair si ferm a 8 anni e easyJet 7.
Ecco perché queste tensioni, a 40 giorni dalla partenza della Nuova Alitalia, rischiano di alimentare le incertezze e i dubbi sul bisogno di mantenere in piedi un accordo con il partner statunitense che cerca di girare il piano industriale a proprio favore. Una partita a poker che sta riaccendendo i motori di Lufthansa: i tedeschi, secondo quanto apprende Repubblica , sarebbero ancora disponibili a scendere a patti rispetto alla proposta (bocciata dal governo) fatta lo scorso anno. Al punto che alcuni ambasciatori del vettore tedesco starebbero provando a riallacciare il dialogo. Un dialogo che troverebbe favorevoli la Lega e alcuni sindacati di categoria, a patto di azzerare i tagli draconiani alla forza lavoro. L’ultimo scoglio da superare riguarda il nome dell’amministratore delegato: un bel problema visto che intorno ad Alitalia c’è il deserto e nessun manager di settore, al momento, è pronto a scommettere su una compagnia in perenne stato comatoso.
Inoltre, si sta ragionando sul mantenimento all’interno del perimetro della nuova compagnia dell’handling, il servizio bagagli, mettendo in salvo 3.500 posti di lavoro. Altri lavoratori potrebbero mantenere l’occupazione se dovesse maturare l’ipotesi della creazione di un importante polo per la manutenzione.
I tempi però restano strettissimi. E Alitalia rischia di concludere la sua storia nel peggiore dei modi, come tante altre compagnie blasonate in crisi fallite (quasi) sempre a fine estate o allo scoccare dell’autunno quando scarseggiano i passeggeri.
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