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Nuova accusa a Vw “Ha truccato anche i diesel più potenti”

TORINO.
Dagli Usa arriva una nuova tegola per il gruppo Volkswagen: sotto indagine per lo scandalo dieselgate sarebbero ora anche motori prodotti per il biennio 2014-2016. Si tratterebbe in particolare di propulsori diesel di 3.000 di cilindrata montati su Porche e Audi. Secondo il comunicato diffuso dall’Epa, l’ente di controllo americano, sarebbero sotto inchiesta modelli come A6 Quattro, A7 Quattro, A8 e A8L, Q5, Porsche Cayenne e Volkswagen Touareg, in tutto 10.000 auto negli Usa. Ma, ovviamente, molte di più in Europa. Durissima la dichiarazione di Cynthia Gilles, funzionaria della stessa Epa: «Volkswagen ha ancora una volta mancato all’obbligo di rispettare le leggi che proteggono la qualità dell’aria che respirano gli americani». E ancora: «Abbiamo prove flagranti delle violazioni e le abbiamo acquisite grazie ai nostri test», frase che lascia intendere come non sia stata la casa di Wolfsbug ad aver rivelato il particolare. Anzi Volkswagen nega: «Nessun software sui motori V6». Se le accuse dell’Epa venissero confermate, la novità potrebbe avere un effetto a catena: Volkswagen ha sempre sostenuto che i motori realizzati per i modelli del 2015 e 2016 erano fuori dal perimetro dello scandalo. Una smentita su questo punto potrebbe avere effetti pesanti sull’immagine.
La casa tedesca comincia a risentire del dieselgate sul piano delle vendite. In Italia, in ottobre, il primo mese in cui qualche conseguenza dello scandalo avrebbe potuto vedersi, il gruppo perde complessivamente lo 0,35 per cento ma il brand Volkswagen scende del 6,8 e quello Seat crolla addirittura dell’11. E’ Audi invece che salva il mercato perché sale del 18, in concomitanza con il lancio della nuova A4. Magra soddisfazione perché in Italia le vendite sono salite complessivamente dell’8,6 per cento mentre Volkswagen è rimasta ferma. E molti analisti paventano che nei mesi di novembre e dicembre, l’effetto sarà maggiore.
Il gruppo Fca, al contrario, fa meglio del mercato aumentando le vendite del 10, 8 per cento soprattutto grazie a Jeep. Una tabella fornita da Unrae mette in evidenza che in ottobre la percentuale di propulsori diesel ha superato il 55 per cento superando addirittura il 54 dell’ottobre 2014. Segno che il mercato nell’ultimo mese non ha punito il diesel ma il solo gruppo coinvolto nello scandalo. Il Centro Studi Promotor prevede «un 2015 che chiude a 1.560.000 auto vendute in Italia, 200 mila in più del 2014». Si tratta di cifre comunque molto distanti dai 2,4 milioni venduti nel 2007, fa notare il direttore, Gian Primo Quagliano.
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