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Numero chiuso per gli avvocati

Sbarramento sugli avvocati. Si tratta solo di capire dove metterlo. Le prossime ore saranno determinanti per arrivare alla formalizzazione di una proposta del ministero della Giustizia che riveda drasticamente i criteri di accesso alla professione forense. I tecnici di via Arenula sono al lavoro, d’intesa con quelli dell’Istruzione, per arrivare alla stesura di un testo che potrebbe essere presentato sotto forma di emendamento al disegno di legge di riforma dell’ordinamento forense. Ma per il momento sopravvive anche l’ipotesi di un disegno di legge autonomo, da far marciare poi in Parlamento su una corsia privilegiata, con il vantaggio di svincolare la discussione sul punto da quella, che si prevede assai più accesa, sulla riforma complessiva della legge professionale.
Detto che l’obiettivo è quello di ridurre il numero degli ingressi in una categoria che conta quesi 230mila avvocati, di cui circa 165mila iscritti alla Cassa, da precisare è la strada che andrà presa. Venerdì 28, alle 15,30, è in programma una riunione tecnica al ministero della Giustizia, con i tecnici dei due dicasteri coinvolti e con i rappresentanti dell’avvocatura. Tre le ipotesi sul tappeto per arrivare al risultato: quella di istituire un numero chiuso già prima dell’immatricolazione; quella di determinare un percorso formativo su misura e limitato nei numeri dopo i primi tre anni e per il successivo biennio; un blocco prima delle scuole di specializzazione, considerate viatico per l’accesso all’esame.
Al ministero della Giustizia, quanto ai tempi, si fa sapere che il Governo ha ampi margini per la presentazione di emendamenti a un testo in discussione in aula, ma che, certo, una proposta d’intesa con il ministero dell’Istruzione e con le rappresentanze dell’avvocatura aiuterebbe. Il disegno di legge di riforma dell’ordinamento forense è in discussione da oggi nell’aula della Camera, anche se solo come settimo punto all’ordine del giorno. Ma è probabile che in settimana inizi almeno la discussione generale.
Il confronto con l’avvocatura è abbastanza complicato. Il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, che in questi giorni ha avuto modo di confrontarsi con il ministro Paola Severino, apre la porta a interventi sull’accesso, ma, nello stesso tempo, non invita gli avvocati alla smobilitazione: «Nessuno scambio sottobanco – avverte –. Le ragioni della protesta, che non va svenduta, restano tutte. Per questo l’Oua solleverà la questione di legittimità costituzionale davanti ai Tar sulla revisione della geografia giudiziaria».
Ma l’avvocatura, con la significativa eccezione del Cnf, non sembra orientata all’arroccamento. Mentre il congresso di Bari a novembre si annuncia tutt’altro che tranquillo, restano aperti due altri tavoli di confronto con il ministro Severino (che sabato alla Cassa forense ha avuto una buona dose di applausi): sui parametri, per i quali si annunciano possibili cambiamenti che potrebbero riequilibrarli in senso più favorevole agli avvocati che ne lamentano l’inadeguatezza, e sull’arretrato che potrebbe vedere gli avvocati («ma prima serve la cancellazione dall’albo», mette le mani avanti de Tilla) in prima fila.

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