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Nullo l’atto al curatore senza verbale

È nullo l’avviso di accertamento notificato alla curatela fallimentare al quale non sia allegato il Processo verbale di constatazione (Pvc). La sola motivazione per relationem contenuta nell’atto impositivo, senza allegazione del documento richiamato, lede il diritto di difesa del curatore, non consentendogli di conoscere in maniera compiuta i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche poste dall’ufficio a fondamento della pretesa erariale. È questa la principale conclusione cui è giunta la Ctr Lombardia, sezione 49, con la sentenza 2977/49/2015 (presidente Leotta, relatore Sorrentino), depositata il 3 luglio 2015.
La pronuncia nasce da una sentenza emessa nel 2014 dalla Ctp di Milano, che aveva rigettato due ricorsi riuniti proposti dalla curatela fallimentare di una Spa contro due avvisi di accertamento, in cui si contestava la presunta partecipazione della società a una frode carosello. In particolare, i giudici di primo grado non avevano ritenuto rilevante e degna di accoglimento l’eccezione di omessa notifica del Pvc sollevata dalla ricorrente, argomentando che non era stato precisato il pregiudizio di diritto di difesa subito in concreto dalla curatela.
La pronuncia di primo grado veniva così tempestivamente impugnata dinanzi alla Ctr Lombardia per difetto di motivazione circa il pregiudizio di difesa derivante dalla mancata allegazione del Pvc. L’ufficio appellato, a sua volta, si costituiva in giudizio difendendo l’operato dei giudici provinciali ed evidenziando l’esaustività e la chiarezza dei fatti riportati nell’atto impositivo, anche senza l’allegazione del Pvc richiamato. Accogliendo l’appello, il collegio lombardo – in riforma della sentenza di primo grado – ha ritenuto che l’omessa allegazione del Pvc all’avviso di accertamento abbia notevolmente e illegittimamente ridotto la possibilità di difesa della curatela fallimentare, anche alla luce del recente orientamento giurisprudenziale di legittimità (da ultimo si veda l’ordinanza della Corte di Cassazione 7493/2014 e la sentenza 15842/2006).
L’allegazione del Pvc, infatti, garantisce al destinatario dell’atto impositivo il più adeguato e spedito esercizio del diritto di difesa, consentendogli di conoscere in maniera compiuta i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche poste dall’ufficio a fondamento della pretesa erariale.
Pertanto, qualora la motivazione contenuta nell’avviso impositivo richiami un atto, quale il Pvc, non conosciuto né mai ricevuto dal destinatario, l’ufficio ha l’onere di allegare o trascrivere integralmente il documento richiamato. La Ctr Lombardia ha poi precisato che, anche se l’atto di accertamento riporta stralci del Pvc richiamato, in una vicenda complessa di presunto coinvolgimento del contribuente in una frode carosello – come quella del caso di specie – la motivazione non può essere riassunta in poche pagine.
Non può, dunque, essere accolta l’eccezione sollevata dall’amministrazione finanziaria in merito all’applicabilità del principio di economicità di scrittura. La mancata esibizione, da parte dell’ufficio accertatore, dei documenti (o anche di stralci di atti) da cui ha preso avvio l’accertamento, infatti, non solo non ha consentito al contribuente di predisporre un’adeguata difesa, ma non ha neanche permesso ai giudici di primo grado di esaminare compiutamente la vicenda.

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