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Nulla la sentenza in anticipo sull’orario

Nulla la sentenza pronunciata in anticipo rispetto agli orari concordati. Lo conferma la IV sezione penale della Cassazione, nella sentenza 18431/2018 del 23 marzo, che si è pronunciata sull’emissione di una sentenza «frettolosa» rispetto al consueto iter giudiziario. Nel 2017 il gip del tribunale di Larino, su indicazioni del pubblico ministero, ha condannato due uomini per detenzione di arma da fuoco, di taglio e spaccio di droga. Pena concordata: 3 anni, 8 mesi e 30 mila euro di multa. Il procedimento era stato fissato alle 13,45 presso il tribunale di Larino, gli avvisi regolarmente inviati sia ai difensori che agli interpreti albanesi. Ma nel momento in cui i due condannati venivano trasferiti in carcere la sentenza, intorno le 10,20, era già stata emessa «in assenza degli imputati e con nomina di un difensore di ufficio». A quel punto le parti difensive hanno proposto ricorso contro la celebrazione anticipata del processo, richiamando la nullità ai sensi dell’articolo 97, comma 4, del codice di procedura penale (difensore d’ufficio) «in quanto, anche la trattazione anticipata della causa, rispetto all’ora prefissata impedisce l’intervento dell’imputato e l’esercizio del diritto di difesa, equivalendo, ad una omessa citazione». Inoltre la sentenza non era stata tradotta in lingua albanese. E il procuratore generale, con requisitoria scritta, chiese l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata con trasmissione degli atti al tribunale di Larino per l’ulteriore corso. A questo si aggiunsero le motivazioni della Corte di cassazione che, bacchettando in sordina il giudice, accolse il motivo di ricorso dei legali. «Occorre rilevare come l’anticipazione dell’udienza rispetto all’ora prefissata», commentano i porporati di piazza Cavour, «integri una nullità assoluta, in quanto, impedendo l’intervento dell’imputato e l’esercizio del diritto di difesa, equivale alla sua omessa citazione. E risulta evidente la fondatezza del primo motivo di ricorso formulato da entrambi gli imputati», chiosano gli ermellini, «stante la palese illegittimità della celebrazione del processo a loro carico in orario anticipato rispetto a quello stabilito e comunicato nell’avviso».

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