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Ntv, azionisti a consulto sull’aumento di capitale

Chi metterà soldi freschi in Ntv, la società che gestisce il treno ad Alta Velocità «Italo», in grave crisi finanziaria? Il presidente e amministratore delegato Antonello Perricone, insieme con l’advisor Lazard ha avviato contatti serrati tra gli azionisti del vettore alternativo alle Fs per risolvere i gravi problemi dell’azienda, che ha cassa fino a dicembre. Tra una settimana circa tutti i soci — i fondatori Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Gianni Punzo (insieme al 33,5%), le ferrovie francesi Sncf (20%), Intesa Sanpaolo (20%), Generali (15%), Alberto Bombassei (5%) Isabella Seragnoli (5%), l’ex ceo Giuseppe Sciarrone (1,5%) — saranno messi a conoscenza del nuovo piano industriale che vede la società di Italo ridimensionata nei ricavi e nei margini dai passeggeri (ora sono 6,2 milioni), nonché nei dipendenti (per 300 circa dei mille attuali pende l’incubo della mobilità). Su quella base si verificheranno le disponibilità a partecipare all’inevitabile aumento di capitale, dopo 156 milioni di perdita in due anni. Per il 2015 è atteso il pareggio operativo mentre già dal 2016 la società dovrebbe cominciare a guadagnare. 
Ma gli azionisti, a queste condizioni, soldi non ne vogliono mettere. Già hanno versato 85 milioni in conto capitale e hanno garantito 10 milioni di liquidità per far arrivare la società a fine anno, quando scadrà il congelamento delle rate e degli interessi (standstill) ottenuto dalle banche, in primis Intesa Sanpaolo, sugli 781 milioni di debiti di cui circa la metà per il leasing dei 25 treni Alstom. Come garanzia gli istituti di credito Intesa, Bnl, Mps, Banco Popolare hanno proprio le azioni della stessa Ntv. Di cui in sostanza potrebbero diventare socie, nella peggiore delle ipotesi.
Per mettere capitali freschi i soci vogliono prima la garanzia di un mutamento del quadro regolatorio e e regole certe sulla concorrenza con Trenitalia. Ntv l’ha sostenuto ieri in una lettera aperta al governo Renzi e ai ministri competenti, cioè Maurizio Lupi (Trasporti) e Federica Guidi (Sviluppo economico), denunciando anche «l’ostruzionismo» subito. L’ultimo cambio — con la recente eliminazione delle tariffe elettriche agevolate (beneficio che risaliva al 1963) — inciderà nel 2014 per 15 milioni circa sui conti di Italo, pareggiando lo sconto del 15% ottenuto sui 120 milioni di canone di accesso alla rete.
È dunque il governo, secondo Ntv, che può contribuire a salvare l’azienda. E ieri Della Valle è intervenuto nella polemica con il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, che aveva invitato i clienti a non comprare i biglietti di Italo: «Si è permesso di dichiarare pubblicamente il falso, augurando di fallire ad un’azienda italiana che occupa oltre mille persone con età media di 28 anni. Gasparri si deve dimettere o deve essere cacciato da chi ha l’autorità per farlo. Se rimarrà al suo posto con il silenzio del mondo politico vorrà dire che alla fine sono tutti uguali, pronti a difendere le loro poltrone e i loro privilegi».
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