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Npl, un mercato da 60 mld

«The place to be». Il posto in cui stare. Mai titolo, probabilmente, fu più azzeccato, come quello scelto dalla società di consulenza PwC, nel luglio scorso, per illustrare il proprio ultimo rapporto «The Italian Npl Market – The Place To Be» sul mercato dei Non performing loans, cioè il mercato dei crediti bancari deteriorati. I numeri dicono molto: i volumi di Npl in Italia sono i più elevati d’Europa, 324 miliardi di euro di esposizioni deteriorate. E, a fronte di questo dato, sta crescendo il numero delle operazioni straordinarie di ristrutturazione, ultime delle quali, per rilievo mediatico, quelle di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. «I piani strategici di deleverage aventi ad oggetto i portafogli di Npl delle banche maggiori», ha spiegato Pier Paolo Masenza, financial services deals leader di PwC, «confermano il momento topico che sta vivendo il mercato. Situazioni diverse di natura variegata che alla fine, insieme, genereranno quest’anno volumi di transazioni Npl superiori ai 60 miliardi di euro». Secondo quanto emerge dall’inchiesta che Affari Legali ha condotto questa settimana, buona parte di queste operazioni di ristrutturazione finanziaria vengono seguite dai maggiori studi legali d’affari, che da tempo hanno percepito che l’Italia è «the place to be», anche per effetto delle riforme delle procedure concorsuali che, nell’arco degli ultimi due anni, li ha visti affiancare molti istituti finanziari che hanno messo sul mercato i propri crediti in sofferenza. Insomma, un mercato ancora molto «capiente» per chi ha le professionalità per occuparsene.

Roberto Miliacca

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