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Npl, slitta il decreto banche

ROMA
L’intero provvedimento dedicato a rafforzare il sistema creditizio richiede ancora qualche approfondimento e la stessa situazione perturbata dei mercati consiglia interventi che pongano grande attenzione ai dettagli operativi. Su questo punto si sono trovati d’accordo ieri mattina il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Così, al termine dell’incontro, la decisione è stata di rinviare alla prossima settimana il decreto legge. Il governo, come si sa, si propone di dar corpo a tre normative di riforma. Da un lato vedrà la luce lo schema di garanzia a pagamento, frutto di un’intesa raggiunta con la Commissione Ue per chi intende vendere o comprare cartolarizzazioni che abbiano come sottostante dei crediti deteriorati.Secondo alcune fonti di mercato, la questione da affinare sarebbe quella di trovare il giusto equilibrio nella definizione della quantità di titoli cartolarizzati “senior”, quelli cioè pienamente garantiti dal Tesoro e più facilmente “vendibili” da parte delle banche. Dall’altro lato c’è un’altra innovazione, quella che vede l’anticipazione di alcune modifiche del diritto fallimentare, come la specializzazione dei tribunali, l’albo delle procedure concorsuali e la mediazione volontaria.
Sul cosa introdurre per decreto e come farlo, peraltro, c’era stato nei giorni scorsi un serrato confronto fra Mef e ministero della Giustizia, ma l’aspetto essenziale è che gli interventi di accelerazione delle procedure esecutive riducono il costo di recupero crediti e migliorano il prezzo potenziale dei crediti in caso di cessione. Infine, sulla rampa di lancio c’ è una riforma di cui si parla da molto tempo che è quella del sistema di credito cooperativo. La riforma passa per la costituzione di una capogruppo spa con licenza bancaria «il cui capitale è detenuto in misura maggioritaria» dalle Bcc. La capogruppo, il cui capitale minimo è fissato per ora a 1 miliardo, esercita funzioni di indirizzo e controllo e ad essa le banche aderiscono attraverso un contratto di coesione. Nel testo c’è anche la clausola che consente alle Bcc di scendere sotto la soglia del 51%, qualora fosse necessario reperire più risorse. «Il ministero dell’Economia – si spiega – può stabilire, su proposta di Banca d’Italia, una soglia di partecipazione delle Bcc al capitale della capogruppo diversa tenendo conto delle esigenze di stabilità del gruppo». Ieri pomeriggio, durante il question time al Senato, Padoan è tornato su questioni assai importanti che riguardano la strategia del governo italiano in materia di credito, a cominciare dalla necessità di prevedere una fase transitoria per l’applicazione del bail in. «Le norme di risoluzione in vigore negli stati membri a decorrere dal primo gennaio 2016 e approvate dal governo italiano nel novembre 2013, hanno lo scopo di non scaricare sui conti pubblici – e quindi sui contribuenti – gli oneri del salvataggio di eventuali fallimenti».
Secondo il ministro, questo proposito è in linea con l’obiettivo della stabilità finanziaria. «Tuttavia, in questa fase di transizione – ha osservato – stiamo registrando un aumento dell’instabilità, invece che della stabilità. Occorre una fase transitoria, come molti di voi hanno sollecitato, che dovrebbe essere accompagnata da accorgimenti che mettano a disposizione strumenti per affrontare singoli problemi che possono colpire singoli istituti bancari e allo stesso tempo evitare che crisi circoscritte, possano avere effetti sistemici, data la natura peculiare del bene credito».
Tra gli strumenti per gestire la transizione c’è sicuramente lo schema di garanzia per le sofferenze bancarie. Inoltre, ha precisato Padoan, analogamente a quanto aveva già fatto il governatore Visco al Forex «la revisione del regime di bail in, prevista per il 2018 dalle normative europee, fornisce un’occasione utile per migliorare il sistema lungo queste linee». E nella fase di transizione, secondo il ministro è assai importante aumentare la consapevolezza dei risparmiatori e la vigilanza «affinchè le informazioni fornite ai risparmiatori nell’acquisire attività ecccessivamente rischiose siano effettivamente trasparenti e tempestive». L’altro messaggio dato da Padoan ieri riguarda le banche: «L’orientamento dei mercati sembra non commisurato alla realtà delle banche italiane, che sotto molti punti di vista sono più sicure di quelle di altri paesi». Quanto alle sofferenze, Padoan ha ricordato che il valore da tenere a mente non è quello dei 201 miliardi di sofferenze lorde ma l’ammontare di 88 miliardi di sofferenze al netto degli accantonamenti.
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