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Npl senza garanzie per 34 miliardi

Nel mare magnum di quella zavorra da oltre 300 miliardi tra sofferenze e prestiti incagliati che affligge ormai da anni i bilanci delle banche italiane c’è una zona d’ombra, o meglio un vulnus pericoloso. Una sorta di mina più esplosiva delle altre. Sono quei prestiti, finora mai rimborsati, su cui le banche che li hanno concessi non hanno nessun tipo di garanzia.
Nè immobiliare, nè tantomeno personale da parte di chi oggi è insolvente. La cifra, rivelata tra le altre da un ponderoso lavoro di analisi dei bilanci di 492 banche compiuto dall’Ufficio Studi di Mediobanca, non è affatto irrilevante. I crediti deteriorati netti che risultavano a fine del 2015 non coperti da nessun tipo di garanzia a favore degli istituti di credito è di ben 34 miliardi. Un valore che pesa per il 19,5% sulla massa di 176 miliardi del totale dei prestiti malati netti, quelli cioè che residuano dopo le rettifiche e gli accantonamenti già spesati a bilancio. Un dato che dice che un prestito su cinque ancora da recuperare lascia la banca del tutto scoperta. Non ci sono beni, nè ipoteche, nè titoli, nè fidejussione su cui gli istituti possono rivalersi per rientrare dal prestito insolvente. È l’area di maggior pericolo per le banche che a suo tempo non si sono tutelate all’atto della concessione del credito. Troppa fiducia nel destinario del credito? Molta miopia, se non colpevole trascuratezza verrebbe da dire. Non solo, ma secondo la certosina ricognizione di R&S Mediobanca, un altro 7% del totale dei prestiti malati netti, e che ammontano a 12 miliardi, avrebbe solo garanzie parziali. Certo il dato positivo che fa da contraltare è che il 75% della massa di sofferenze che stanno in pancia all’universo del credito ha garanzie che coprono l’intero ammontare del credito concesso. Ma anche sul tema delle garanzie più o meno totali difficile capire quanto la tutela delle banche sia efficace. Un conto infatti è avere ipoteche su beni che non perdono valore. Come ad esempio alberghi di lusso, piuttosto che immobili residenziali di pregio in città. Un conto è avere come garanzia il capannone industriale abbandonato nella provincia italiana. O anche avere a pegno titoli azionari che possono aver perso molto valore dall’atto della concessione del prestito. Ed è anche ovvio che sui valori immobiliari (che di fatto rappresentano l’80% delle garanzie offerte) e che sono la parte più significativa di tutela chiesta dal mondo del credito, c’è molta aleatorietà nel valore attuale di quella garanzia. Se hai concesso credito nel pieno della bolla immobiliare, oggi quel valore si è di molto ridimensionato e la coperta della garanzia odierna può rivelarsi molto corta. Resta il fatto che garanzie o meno il tema degli Npl continua a essere il Tallone d’Achille delle banche italiane. Buona parte dei 15 miliardi di perdite aggregate dell’universo bancario fatte segnare nel 2016 sono figlie proprio delle rettifiche sui crediti malati. Ci sono tuttora banche in cui le svalutazioni per alzare i tassi di copertura degli Npl si portano via quasi tutti i ricavi degli istituti portando inevitabilmente i bilanci in rosso. E che il peso delle pulizie delle sofferenze sia il nervo scoperto lo dicono i dati macro aggregati. Solo nel 2015 il campione esaminato da Mediobanca ha visto come le rettifiche valgano in media il 27% del totale dei ricavi. Se si tolgono tutti i costi, l’utile diventa un miraggio.

Fabio Pavesi

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