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Npl e ricapitalizzazioni, Atlante si fa in due

ROMA Dopo giorni in cui si sono rincorse le ipotesi più diverse a proposito di come sostenere le banche italiane nel caso di stress determinati dal post Brexit, il punto di caduta della soluzione in chiave tricolore torna a essere il fondo Atlante. Il quale, per l’occasione, si prepara a generare una nuova Sgr nella quale far confluire tutte le risorse rimaste e altre da raccogliere tra investitori vecchi e nuovi all’acquisto degli Npl. I crediti deteriorati che costituiscono il vero tallone d’achille che rende in questo momento gli istituto di credito italiani vulnerabili e potenziali target della speculazione.
La soluzione emersa con più decisione ieri è qualcosa che ha subìto una netta evoluzione rispetto agli scenari allo studio nelle prime ore dopo Brexit, quando ancora si ragionava su quali diverse opzioni potevano essere attivate per consentire eventuali aumenti di capitale alle banche in difficoltà.
La proposta di sdoppiare Atlante ha colto di sorpresa parecchi soggetti che a vario titolo potrebbero, o avrebbero potuto, essere coinvolti nell’operazione e che si aspettavano, forse, qualcosa di diverso. Forse l’obiettivo del governo resta quello di riuscire a ottenere, nel negoziato a livello europeo, la possibilità in caso di emergenza di poter realizzare interventi diretti dello Stato, anche utilizzando un braccio operativo come la Cdp, nel capitale delle banche. Se quella evenienza si realizzasse, la Cassa si troverebbe però a dover limitare la propria capacità di intervento in molti altri settori dell’economia reale dove è attualmente coinvolta, perché l’assorbimento di capitale ai fini di vigilanza prudenziale conseguente all’ingresso nel capitale di rischio di una banca sarebbe molto elevato.
Ma probabilmente quella resta un’arma di ultima istanza, vincolata tra l’altro all’esito del negoziato a Bruxelles.
Per ora il ruolo della Cassa potrebbe limitarsi a un nuovo innesto finanziario nella costola di Atlante da destinare esclusivamente agli Npl, con 600-700 milioni aggiuntivi rispetto ai 500 milioni già versati al primo giro. Atlante, che sinora aveva una dotazione di 4,25 miliardi, ne ha utilizzati 2,5 per andare a sostegno degli aumenti di capitale della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca.
I residui 1,75 miliardi conferirebbero nella nuova Sgr (che a quel punto sarebbe scollegata dal veicolo che ha in pancia le partecipazioni nelle due banche venete) assieme probabilmente ai fondi della Sga del Tesoro, che negli anni Novanta aveva gestito i crediti deteriorati del Banco di Napoli, e che ammontano a 500-600 milioni. A questo punto la Sgr potrebbe contare su 3 miliardi, ma secondo le indiscrezioni si vorrebbe arrivare fino a 5 miliardi. Probabile, dunque, il nuovo coinvolgimento di investitori già mobilitati, a partire da Poste Vita (che aveva già investito 250 milioni) e dalle altre compagnie assicurative italiane.
Non è chiaro se potrebbero essere coinvolte ancora una volta le fondazioni e le banche. L’attenzione dell’esecutivo si è spostata anche su fondi pensione e casse previdenziali, ma per entrambe le categorie, visto che gestiscono i soldi delle pensioni future, non è facile entrare in investimenti dal rendimento forse elevato, ma tutto da dimostrare. Il nuovo progetto, comunque, potrebbe essere al centro di un incontro al ministero dell’Economia con il presidente di Atlante, Alessandro Penati.
Una prima “maxi-operazione” sui crediti deteriorati da almeno 2 miliardi era già stata messa in calendario da Penati per il mese di luglio, ma per farla occorrono risorse fresche e l’idea di potenziare la dotazione di Atlante servirebbe anche a questo.

Laura Serafini

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