Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Npl, da problema sistemico a nuovo settore industriale

Il senso del cambiamento si è percepito sabato 16 settembre a Venezia. La quinta edizione dell’Npl meeting ha riunito in laguna quasi 600 operatori specializzati. Al primo appuntamento, nel 2012, erano in 44, come i gatti. Oggi gli Npl sono un’industria, per di più con valenze strategiche per il sistema bancario e, conseguentemente, per tutta l’economia italiana. Alla fine dello scorso anno l’ammontare lordo degli Npl in Italia sommava 337 miliardi di euro, in buona sostanza ogni 5 euro prestati alle famiglie e alle imprese – il corporate però pesa per il 75 per cento –, uno non ritorna in banca.

Una situazione particolarmente pesante, se si considera che la metà degli Npl generati dalle imprese sono nel real estate e nelle costruzioni. Al meeting, organizzato dalla Banca Ifis guidata da Giovanni Bossi, hanno partecipato, tra gli altri, Roberto Nicastro (presidente delle quattro good banks ), Paolo Petrignani (Fondo Atlante), Davide Serra (Algebris) e Claudio Corsini (ex amministratore delegato di Rev). Al centro dei lavori, la questione essenziale di questi mesi, ovvero come colmare il divario esistente tra domanda e offerta di Npl: How to fill the gap ? «La risposta non è scontata da parte degli investitori – ha detto Bossi, sottolineando come i buyer fossero il 42,5 per cento dei partecipanti al meeting –. Se anche i deal si quintuplicassero da oggi al 2017, i volumi non sarebbero sufficienti per risolvere il problema dei crediti deteriorati delle banche italiane. Serve un salto di qualità nella gestione degli attivi deteriorati: la capacità finanziaria c’è, la volontà da parte degli investitori è connessa alla disponibilità degli istituti nel rendere trasparenti tali assets e a non essere intransigenti sui prezzi». E mentre operatori britannici e statunitensi hanno presentato piattaforme online di scambio di portafogli Npl, la novità italiana è rappresentata dalla garanzia pubblica Gacs.

Un’opportunità di cui ha approfittato la Banca Popolare di Bari che, sfruttando le competenze di Prelios nel ruolo di servicer , ha piazzato Npl per nominali 480 milioni di euro, garantiti dalla Gacs, a un prezzo pari al 31,4 per cento del nominale. Ne è uscita un’operazione pubblica, la prima dopo 9 anni, per di più con un rating superiore alla tripla B che permette di realizzare un rendimento lordo medio del 3 per cento.

«La parte di investment grade – dice Riccardo Serrini, ceo di Prelios Credit Servicing –, pari a circa 126 milioni, ovvero l’84 per cento del totale, avrà un rendimento attorno allo 0,5 per cento ed è finita nel portafoglio della stessa Popolare di Bari. Mentre la tranche mezzanino renderà l’Euribor più il 6 per cento e la tranche junior renderà il 15 per cento. Queste ultime due tranche , di circa 25 milioni complessivi, andranno a fondi pensioni e hedge fund stranieri. Nello specifico della prima tranche, invece, il ruolo di Prelios è stato determinante nella definizione del business plan che ha portato a un rating elevato, fondamentale per la buona riuscita di tutta l’operazione».

Adesso si apre la corsa a fare presto. La Gacs scadrà l’estate prossima: meglio approfittarne. Mps, PopVicenza, Veneto Banca e Unicredit sembrano essere in prima fila per cedere le loro (consistenti) sofferenze.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Fininvest esce da Mediobanca dopo 13 anni, e con l’aiuto di Unicredit vende il suo 2% ai blocchi: ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una nuova tassa sulle multinazionali, quelle digitali e anche quelle tradizionali. Pagamento delle i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La prossima settimana il Consiglio dei ministri varerà due decreti. In uno ci saranno la governance...

Oggi sulla stampa