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Npl, più tempo alle banche per le rettifiche sugli stock

Tirare dritto con l’addendum sui crediti deteriorati delle banche (focalizzandolo solo su quelli futuri) per rimandare ai prossimi mesi eventuali nuove strette sullo stock esistente. Sarebbe oramai questo l’orientamento maturato in seno alla Vigilanza europea, a quanto risulta al Sole 24Ore, per affrontare il nodo delle non performing exposure, questione considerata da Francoforte una delle priorità assolute per il 2018 e i prossimi anni.
Non a caso il tema sarà al centro della relazione sull’attività della Vigilanza che Danièle Nouy terrà questa mattina a Francoforte. Per il numero uno del Consiglio di vigilanza bancaria della Banca Centrale Europea, l’appuntamento odierno potrebbe rivelarsi l’occasione buona per fare il punto sui progressi fatti dal comparto bancario europeo, e dai paesi periferici in particolare, come dimostra la riduzione dell’Npl ratio italiano dal 16,7% di inizio 2015 all’11,8% di ottobre 2017. Difficile però che l’incontro odierno con la stampa non serva anche per ragionare sui prossimi passi che l’Ssm intende intraprendere.
Se le anticipazioni saranno confermate, l’approccio della Vigilanza appare oramai tracciato. Dopo la levata di scudi del Consiglio e del Parlamento Ue e le relative contestazioni di legittimità nell’operato, l’Ssm avrebbe convenuto di definire meglio l’ambito di applicazione della nuova misura prudenziale. Il bacino di applicazione dovrebbe essere dunque esclusivamente quello relativo ai crediti (già erogati) che diventeranno non performing in futuro. La data spartiacque al momento (dopo che è sfumata quella del primo gennaio 2018) dovrebbe essere quella del primo aprile, considerata la prima data utile visto che l’intenzione è di alzare il velo sulla versione definitiva a metà marzo, forse già il 13. Ancora qualche riflessione è in corso da parte del Supervisory board, a cui seguirà il conclusivo avallo da parte del Governing council. In particolare si stanno affinando i dettagli relativi alle modalità e alla progressione temporale degli accantonamenti, anche perché nel frattempo c’è da accogliere – almeno in parte – le istanze arrivate nel corso della consultazione pubblica chiusa l’8 marzo, a cui hanno partecipato anche le banche italiane capeggiate dall’Abi. Possibile, ma non è detto, che alla fine ci sia qualche ammorbidimento rispetto allo schema iniziale dell’addendum, che prevedeva la svalutazione completa in 2 anni dei crediti non garantiti in 7 anni di quelli garantiti.
Una certezza, maturata dopo lo scontro legale con il Consiglio e il Parlamento europeo, è quella relativa agli strumenti con cui l’Ssm intenderà far rispettare i suoi input. Come già annunciato dalla Nouy, la Vigilanza seguirà l’approccio one-to-one con le singole banche in caso di scostamenti specifici rispetto al calendar provisioning. Ed eventuali misure saranno ricomprese nell’ambito del Pillar 2, per evitare il rischio di contestazioni sull’«invasione di campo» nel Pillar 1, di competenza del legislatore europeo.
Come detto, dall’addendum in via di approvazione – su cui manca, dopo la discussione formale al Supervisory board, l’ok del Governing Council – sarà escluso lo stock esistente di Npe. Una buona notizia in particolare per le banche italiane, il cui sistema bancario sta impegnandosi per alleggerire il fardello di crediti deteriorati e portarlo in linea la media europea, oggi attorno al 4-5%. Sul tema delle consistenze, l’Ssm a fine marzo farà una prima valutazione che si baserà sull’analisi dei piani individuali della riduzione degli stock presentati nelle scorse settimane dalle singole banche. Su cosa ne potrà seguire, ancora non è chiaro perchè la discussione ai piani alti della Vigilanza è ancora aperta. Non è chiaro ad esempio se alla fine di questo processo l’Ssm voglia chiarire le aspettative sullo smaltimento delle consistenze, con l’indicazione di livelli minimi da rispettare, magari per i casi più a rischio. Qualsiasi decisione arriverà comunque a valle di una consultazione pubblica che assorbirà tempo, ed è ragionevole dunque che eventuali mosse slittino in avanti.
Tornando all’addendum, invece, l’idea è di diffondere il provvedimento a ruota rispetto alla proposta che, nel frattempo, l’Ecofin (che si riunirà il 13 appunto) sta elaborando sul tema dei crediti di futura erogazione. La proposta della Commissione si dovrebbe collegare poi al dibattito sulla revisione della Crr tra Consiglio e Parlamento, che dovrebbe essere finalizzata tra ottobre e novembre.

Luca Davi

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