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Npl, il Parlamento Ue contro Nouy «La Bce oltre le sue competenze»

L’accelerazione nella copertura dei crediti deteriorati — proposta dalla responsabile francese del servizio di vigilanza Ssm della Banca centrale europea Danièle Nouy e respinta in Italia da governo, Banca d’Italia, associazioni di banchieri e industriali — ha aperto il rischio di uno scontro istituzionale. Il servizio giuridico dell’Europarlamento l’ha considerata al di fuori delle competenze della Banca centrale europea, che non può introdurre norme generali sostituendosi agli organi legislativi dell’Ue.

Il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani di Forza Italia, che aveva chiesto il parere giuridico dopo aver inviato in una lettera i suoi dubbi al presidente della Bce Mario Draghi, ha trasferito il documento al presidente della commissione Economia, l’eurodeputato Roberto Gualtieri del Pd, che oggi ha in programma una audizione con Nouy anche sui prestiti non performanti (Npl).

Secondo il servizio giuridico dell’Assemblea Ue, la proposta del Ssm «nella sua forma attuale» avrebbe di fatto un «carattere vincolante» sugli accantonamenti precauzionali, anche se la Bce ha negato di pretendere l’obbligatorietà. In pratica introdurrebbe norme generali assumendo una «prerogativa dei legislatori», mentre può intervenire solo su «singole banche». Nouy ritiene invece che il «momento» positivo per la crescita giustifichi l’accelerazione sugli Npl.

A complicare la situazione inter-istituzionale c’è stata lunedì scorso la dichiarazione del presidente olandese dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, che ha annunciato un ampio consenso tra i 19 ministri finanziari della zona euro dopo aver ascoltato da Nouy la sua proposta (100% di accantonamenti entro due anni per i crediti deteriorati senza copertura ed entro sette anni per quelli con garanzie parziali). Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha poi contestato la comunicazione di Dijsselbloem precisando di essere stato l’unico all’interno dell’Eurogruppo a replicare alla Nouy, chiedendo una tempistica più morbida.

Il sistema bancario italiano, che sconta la parte più ingente dei circa 800 miliardi di crediti deteriorati stimati dalla Bce in Europa, teme un deprezzamento di questi prestiti a vantaggio delle multinazionali specializzate nel rilevarli in blocco (per lucrare sul recupero caso per caso). La Confindustria è preoccupata dalla probabile riduzione del credito, qualora le banche fossero costrette ad aumentare le coperture. Padoan ha segnalato l’eccessiva attenzione della Banca centrale europea sugli Npl, rispetto alle rischiose esposizioni su derivati, stimate dall’Autorità europea per i mercati finanziari in ben 450 mila miliardi di euro (a carico, principalmente, di istituti bancari tedeschi, francesi, britannici, olandesi o lussemburghesi).

Oggi, intanto, a Bruxelles sono annunciate le Previsioni economiche della Commissione europea. Per l’Italia il problema principale non appare quello già anticipato in una lettera dal commissario francese per gli Affari economici Pierre Moscovici, che contestava uno scostamento dello 0,1% del Pil rispetto alla correzione del deficit strutturale chiesta da Bruxelles, o qualche altro decimale in più o in meno nelle altre stime. Preoccupante appare invece la conferma che la ripresa della crescita — favorita dalla politica espansiva della Bce — non è stata utilizzata per affrontare al meglio le criticità nei conti pubblici e nell’economia italiana (maxi debito, disoccupazione, crediti deteriorati, povertà).

Ivo Caizzi

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