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Npl, niente bad bank Ue

La Commissione Ue propone di creare bad bank nazionali per smaltire i crediti deteriorati delle banche, che si teme aumenteranno a seguito della crisi sanitaria. Ed eventualmente di raccordarle in una rete europea che servirebbe a scambiare best practices, sostenere standard comuni su trasparenza e scambio dei dati e coordinare meglio le azioni delle autorità. Ma niente bad bank europea, perché secondo Bruxelles sarebbe troppo complicato e forse troppo costoso. Si ripiega così su quello che era stato suggerito come una sorta di Piano B dalla Vigilanza Bce.

La prima scelta sarebbe stata quella di creare un veicolo europeo per lo smaltimento degli Npl. Ipotesi che «non vediamo fattibile», ha affermato il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis. «L’abbiamo valutata, ma resta la realtà che i debiti vengono recuperati sulla base di leggi e procedure nazionali diverse tra loro». Peraltro anche la proposta di creare bad bank nazionali non è perentoria, ha precisato il commissario per i servizi finanziari, Mairead McGuinness, perché si tratta di «una scelta degli Stati».

Il problema però esiste: se finora non si è assistito a impennate dei crediti deteriorati, ciò deriva anche dalle misure degli Stati a sostegno di lavoro, imprese e banche. «Ma sappiamo che a un certo punto le cose cambieranno», ha proseguito McGuinness. «La ripresa sarà forte, ma le banche dovranno continuare a prestare e non possiamo consentire un aumento degli Npl nei bilanci». Potenzialmente gli Npl possono raddoppiare rispetto ai livelli attuali e questo, a sua volta, rischierebbe di innescare un credit crunch, come nella crisi passata, «che non possiamo permetterci». Le ha fatto eco Dombrovskis: «Se vogliamo che le banche prestino, devono avere il capitale necessario e i bilanci adatti. I crediti deteriorati appesantiscono i bilanci e impegnano capitale che altrimenti potrebbe servire ad assicurare credito all’economia. Per questo bisogna assicurarsi di ripulire i bilanci delle banche».

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