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Npl, il mercato mostra vivacità

Sessanta miliardi di euro. A tanto potrebbero arrivare le transazioni di crediti deteriorati da parte delle banche italiane nel corso del 2017 tra cessioni di portafogli di bad loans (sofferenze) e altre tipologie di non performing loans. A fare i conti in tasca al comparto degli Npl sono stati gli analisti di PwC che hanno scandagliato i bilanci degli istituti di credito arrivando a scattare una polaroid dello stato attuale del settore e delle tendenze future. «Le operazioni straordinarie di ristrutturazione cui stiamo assistendo, come le recentissime disposizioni urgenti per la liquidazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, nonché i piani strategici di deleverage sui portafogli di Npl delle principali banche, confermano il momento topico che sta vivendo il mercato», ha spiegato Pier Paolo Masenza, financial services deals leader di PwC. «Situazioni diverse di natura variegata che alla fine, insieme, genereranno quest’anno volumi di transazioni di crediti deteriorati superiori ai 60 miliardi di euro». Un tema particolarmente caldo che sta mettendo a dura prova la stabilità del sistema finanziario. In base alle rilevazioni di PwC, infatti, lo scorso anno lo stock di Npl presente in Italia si è attestato a 324 miliardi di euro, poco al di sotto del valore record di 341 miliardi segnato alla fine del 2015 ma ancora molto distante dagli 85 miliardi di 10 anni fa. In particolare, i gross bad loans (pari a circa il 62% del totale Npl), si sono mantenuti stabili nel corso del 2016, attestandosi a fine anno a 200 miliardi di euro mentre i valori netti sono arretrati di 2 miliardi di euro rispetto alla fine del 2015 posizionandosi a 87 miliardi di euro. In miglioramento anche l’andamento del bad loan coverage ratio, salito di un punto percentuale al 56,5% a fine 2016. Bene anche i segmenti dei crediti unlikely to pay (inadempienze probabili) e past due che sono calati rispettivamente a 117 miliardi di euro (da 127 miliardi a fine 2015) e 7 miliardi (da 14 miliardi di un anno prima). Ma da dove proviene questa enorme mole di crediti di difficile riscossione? A fare la parte del leone, secondo i dati messi assieme da PwC, il segmento corporate e Pmi a cui sarebbe ascrivibile ben il 73% delle sofferenze lorde a fine 2016. Mentre a livello geografico, la maggiore concentrazione dello stock si registra in Lombardia (21,4% del totale) e Lazio (11,6%). Forte impatto, invece, del gross bad loan ratio sulle regioni del Sud. Il rapporto tra incagli e prestiti lordi ha segnato, infatti, un livello record in Calabria con il 20,2%, seguita dalla Sicilia con il 19,1% e dalla Sardegna con il 18,6 per cento.

Mercato effervescente anche quest’anno. Se il 2016 si è chiuso con livelli record sul fronte dei crediti deteriorati, il primo scorcio del nuovo anno ha portato alla ribalta il tema delle transazioni di Npl legate in prevalenza alle necessità delle banche di fare pulizia nei propri bilanci per ottemperare agli obblighi imposti dalla Bce. In questo disegno rientrano alcune grandi operazioni andate in porto tra gennaio e giugno come la cessione di 17,7 miliardi di euro di Npl da Unicredit ai veicoli costituiti da Fortress Investment Group e Pimco. Tra le operazioni di maggiore rilievo figurano poi la vendita di un portafoglio Npl misto da 2,5 miliardi da Intesa Sanpaolo al fondo Crc e quella ad Algebris di un portafoglio di 750 milioni da parte di Banco Bpm. Ma anche il miliardo di euro passato da Bnl a Banca Ifis, i 750 milioni di euro versati da Algebris per un pacchetto di crediti deteriorati di Banco Bpm e 657 milioni passati da Heta a Bain Capital. E cosa dire per la seconda parte dell’anno? Secondo le previsioni di PwC, l’andamento delle compravendite di crediti deteriorati sembra destinato a mantenersi particolarmente vivace, complice la finalizzazione di portafogli pronti a sbarcare sul mercato. «Ci sono le esposizioni deteriorate di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca per 16,8 miliardi (a fine 2016) che saranno cedute alla Bad Bank pubblica Sga che provvederà alla loro liquidazione», si legge nel documento di PwC. «In dirittura d’arrivo anche il processo di deleverage delle sofferenze di Mps (29,4 miliardi di euro) per cui è stata data esclusiva ad Atlante. Banco Bpm ha in fieri la cessione di un portafoglio Npl unsecured di debitori del segmento Pmi per 2 miliardi. Mentre Carige dovrebbe liquidare quest’anno parte delle sue esposizioni in sofferenza, attualmente pari a 3,7 miliardi». Tutto questo, senza considerare lo stock di Npl da 10,3 miliardi complessivi delle 4 banche regionali, la cui cessione alla Bad Bank Rev risale al 2015 ma che, secondo PwC potrebbe trovare investitori nel mercato già durante quest’anno.

Tancredi Cerne

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