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Npl, l’iniziativa è del mercato

L’iniziativa allo studio del governo e del sistema bancario per risolvere la questione delle sofferenze bancarie «non è un’operazione di sistema, ma è di soggetti privati di mercato»: lo ha detto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, riferendosi all’incontro avvenuto a Palazzo Chigi tra i vertici di Bankitalia, Cdp, fondazioni, Unicredit, Intesa Sanpaolo e ministero dell’economia. «La parola sistema è portatrice di un concetto giuridico fuorviante. Soggetti privati di mercato fanno un’operazione che deve creare ovviamente un interesse e un ritorno per gli investitori», ha precisato Patuelli. «In queste ore vi sono colloqui e approfondimenti in corso. Attendiamo risultati costruttivi».

Patuelli, sempre riferendosi alle sofferenze, ha aggiunto che «bisogna accelerare i piani di recupero, soprattutto sul fronte della giustizia civile: confidiamo che l’impegno del governo e del parlamento diano un’accelerazione in questo senso. La riduzione delle sofferenze in altre epoche avveniva con contributi pubblici. Questa è la prima crisi degli inizi del Novecento che non vede l’uso di contributi pubblici. Le banche stanno facendo la loro parte. Penso che lo Stato debba accelerare la procedura della giustizia civile per la tutela degli onesti».

Il numero uno dell’Associazione bancaria si è poi detto fiducioso sull’esito degli aumenti di capitale Popolare Vicenza e Veneto banca: «Negli ultimi anni il sistema bancario italiano ha tirato su 50 miliardi euro di aumenti di capitale e le operazioni si sono finora concluse con successo». Soprattutto negli ultimi due anni, «in ogni aumento fatto non c’è stata alcuna criticità. E queste sono le premesse. Poi tutto dipende dalle condizioni del collocamento e dal prezzo a cui sono offerte le azioni. Ci attendiamo risultati positivi».

Infine, un giudizio sull’offerta del fondo americano Apollo per Carige. Patuelli ha osservato che i fondi sono già presenti da tempo nel capitale delle banche italiane: «Il mondo bancario italiano è in un mercato che è il più aperto d’Europa a investitori internazionali, e basta constatare quanto avvenuto per rendersi conto che il capitalismo italiano non è quello che si può ricordare, ma quello che si palesa nei libri soci, talvolta con sorpresa dei lettori».

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