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Npl, l’Eba apre alle proposte di Bankitalia

Le decisioni finali dell’Eba si conosceranno solo tra qualche mese, quando usciranno le linee guida. Ma intanto, lo Stakeholder group dell’Autorità bancaria europea (Bsg), organo consultivo che facilita la consultazione degli stakeholder sulle norme bancarie, ha dato parere positivo sul tema della sterilizzazione degli impatti delle cessioni di Npl sulle banche dotate di modelli interni. E ha così appoggiato, seppur indirettamente, la proposta – condivisa dal sistema bancario italiano – lanciata dallo stesso governatore di Bankitalia Ignazio Visco nel corso del congresso Assiom Forex di fine gennaio.
Nell’ambito della consultazione, conclusa nei giorni scorsi, sulle linee guida relative alla ridefinizione dei parametri alla base del funzionamento dei modelli avanzati – quelli con cui le banche valutano la rischiosità dei propri crediti e accantonano capitale di conseguenza – il Bsg ha pubblicato un parere nel quale riconosce che «l’impatto di cessioni eccezionali di Npl sulle Lgd (loss given default, ndr) dovrebbe essere sterilizzato per un determinato periodo di tempo, ad esempio 2 o 3 anni».
Un suggerimento, quello dello Stakeholder group, che si basa sulle norme contenute nella stessa normativa di riferimento, ovvero la Capital Requirements Regulation (Crr).
L’organo di consultazione dell’Eba ricorda infatti (articolo 179.1.d) che la «popolazione delle esposizioni rappresentata nei dati impiegati per la stima» delle Lgd devono essere «comparabili a quelli delle esposizioni e dei parametri dell’ente» e che «le condizioni economiche e di mercato su cui si basano i dati sono coerenti con la situazione attuale e prospettica» delle banche.
Di fatto quindi il Bsg sta chiedendo di riconoscere l’eccezionalità delle vendite di Npl, che non possono essere considerate invece un evento ricorrente, come invece accade oggi. Il problema nasce dal fatto che, in occasione di vendite rilevanti di Npl, le banche accusano minusvalenze che distorcono le serie storiche alla base delle Lgd (loss given default), ovvero le stime di perdita in caso di insolvenza del debitore. Conseguenza: l’intero portafoglio crediti diventa di colpo più rischioso, e le banche si trovano a dover sopportare una riduzione dei coefficienti patrimoniali. Da qua la cautela nelle cessioni da parte di molti istituti. Ma così si spiega anche l’attivismo dello stesso governatore di Banca d’Italia che, come detto, in occasione dei Forex, ha messo in luce la necessità di varare una misura che «elimini, o attenui, i disincentivi alla cessione in blocco dei prestiti deteriorati per le banche che adottano i modelli interni di tipo avanzato per la valutazione del rischio di credito».
Ora la parola passa all’Eba stessa, che dovrà formulare le nuove linee guida sul trattamento delle stime dei parametri (Pd e Lgd) alla base dei modelli interni. La risposta è attesa nel giro di qualche mese, mentre l’entrata in vigore delle norme è prevista a partire dal primo gennaio 2021.
Nel documento, il Bsg, che raccoglie trenta membri in rappresentanza degli enti creditizi e delle imprese di investimento operanti nell’Unione, oltre a membri del mondo accademico, sottolinea l’importanza del fatto che le future linee guida non debbano indurre richieste di nuovo capitale per le banche, che da tempo sono alle prese con una stretta regolatoria giudicata eccessiva. Le nuove linee guida Eba sono in arrivo peraltro in una fase di profondo ripensamento dei modelli interni. Sia da parte della Bce – che sta avviando una revisione su tutti modelli delle banche europee nell’ambito del Trim -, sia da parte del Comitato di Basilea, che come noto sta spingendo per progressivo ritorno ai modelli standard, più costosi per diverse banche europee, soprattutto francesi, tedesche e del Nord europa.

Luca Davi

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