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Npl, investitori pazienti per ridurre impatti sociali

Il calendar provisioning e la nuova definizione di default rappresentano una doppia di non poco conto per le banche. Ma a cascata, l’effetto deleterio rischia di ricadere anche sui debitori, che potrebbero essere sbalzati fuori dal sistema bancario, e di colpo, per una crisi di liquidità anche solo temporanea, ipotesi non certo remota data la congiuntura sfavorevole. Un’ipotesi, allora, potrebbe essere quella di aprire il mercato degli Npl ad «acquirenti pazienti», spiega Antonella Sciarrone Alibrandi, prorettore dell’Università Cattolica dove insegna Diritto dell’Economia, in audizione davanti alla Commissione Banche. Per la giurista, esperta di tematiche bancarie, si potrebbe guardare in particolare ai Social Impact Investment (SII), strumenti di investimento rivolti a privati ma anche a investitori istituzionali, i cui proventi vengono utilizzati per raccogliere fondi destinati a finanziare progetti che hanno risultati positivi nel sociale. «Il ricorso a strumenti alternativi di questo genere – spiega Sciarrone Alibrandi, che è anche componente del Consiglio direttivo dell’Aif del Vaticano – è cresciuto rapidamente in Europa grazie anche al coinvolgimento della Bei, ma non è ancora stato mai utilizzato nel contesto dei crediti deteriorati». Si tratta insomma di invitare soggetti che acquistino gli Npl «con l’obiettivo di favorire, ove possibile, le ristrutturazioni aziendali e le composizioni concorsuali delle crisi». (L.D.)

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