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Npl, incognita golden power Mercato italiano a rischio stop

Proprio mentre i crediti bancari si deteriorano a causa del Covid 19 e aumenta la necessità di pulire i bilanci, un potenziale “bastone” rischia di infilarsi tra le ruote delle già difficili cessioni di crediti in sofferenza (Npl). Per com’è scritto il Decreto Liquidità, nella vaghezza dei suoi contorni, sembrerebbe infatti che anche le cessioni di crediti deteriorati da parte delle banche possano essere soggette alla normativa sul Golden Power. Questo significherebbe dover notificare al Governo ogni vendita di Npl e attendere il via libera, dilatando i tempi fino a 75 giorni. Insomma: il mercato degli Npl, già colpito dal Covid 19, rischierebbe di impantanarsi ancora di più. Questo per ora è solo un timore, probabilmente non molto concreto. Ma fin tanto che non arriva il decreto attuativo che deve delineare meglio il perimetro del Golden Power, il rischio c’è. Con il paradosso che la normativa scritta per proteggere il made in Italy dagli attacchi esteri, rischia invece di danneggiarlo per la sua attuale vaghezza.

Facciamo un passo indietro per capire la Babele normativa in cui nasce questo dubbio. Secondo quanto prescrive il Decreto Liquidità, sono soggetti all’obbligo di notifica ai sensi della disciplina sul Golden Power «le delibere, gli atti o le operazioni, adottati» da una banca «che abbiano per effetto modifiche della titolarità, del controllo o della disponibilità di detti attivi o il cambiamento della loro destinazione». Per «detti attivi» il Decreto intende – qualche riga prima – «beni e rapporti». Qui nasce il dubbio tra molti addetti ai lavori: i crediti deteriorati (Npl o Utp) possono essere considerati «detti attivi»? Cioè «beni o rapporti»? Perché «attivi» lo sono di certo, ma non si sa se siano «attivi» sottoposti alla legislazione sul Golden Power. Il Decreto non lo dice. E il dubbio cresce.

Secondo l’avvocato Paolo Ghiglione, partner di Allen & Overy ed esperto in materia di Golden Power, il rischio in realtà sarebbe minimo. Perché il Decreto Liquidità fa riferimento a una normativa europea che sembrerebbe escluderlo: cioè all’articolo 4.1 del Regolamento Ue 452/2019 che un anno fa ha cercato di armonizzare nel Vecchio continente le regole sul Golden Power. Purtroppo anche qui il condizionale è d’obbligo, perché anche la normativa europea è vaga e indefinita su questo punto. Secondo questa legislazione, gli «attivi» nel settore finanziario e bancario sottoposti alla protezione statale del Golden Power sono le «infrastrutture critiche». Ma non definendo il concetto di «infrastrutture critiche», il dubbio resta: i crediti deteriorati lo sono?

«La nostra interpretazione è che non lo siano – spiega l’avvocato Ghiglione -. Se il Regolamento europeo non spiega cosa siano le infrastrutture critiche, infatti, la Direttiva 2008/114/CE un contorno maggiore a questa definizione lo offre». Peccato, però, che anche questa Direttiva non brilli in dettagli. Tutt’altro. Secondo l’avvocato le «infrastrutture critiche» sono per esempio i sistemi di pagamento o strutture simili, non gli Npl. Ma la sua è un’interpretazione. Logica, ma pur sempre un’interpretazione. La legge nulla dice a riguardo.

Così, tra un Decreto vago, un Regolamento indefinito e una Direttiva europea nebulosa, il mercato resta col dubbio. E l’incertezza, si sa, non fa bene. Perché se gli Npl fossero alla fine inclusi nel Golden Power, le conseguenze ci sarebbero eccome. Ogni cessione di pacchetti da parte delle banche andrebbe infatti notificata entro 10 giorni alla Presidenza del Consiglio, che avrebbe 45 giorni di tempo per mettere un eventuale veto. Ma potrebbe anche dilatare i tempi chiedendo chiarimenti ulteriori. Allungando il tutto fino a 75 giorni. Col risultato che le pulizie di primavera dei bilanci bancari rischiano di diventare pulizie d’autunno…

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