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Npl, il fondo sale a 120milioni

Nel suo ultimo giorno di esame presso la commissione Finanze della Camera il decreto banche, che da lunedì andrà in Aula, si arricchisce di nuovi emendamenti anche su questioni che esulano dal credito. I correttivi sono stati presentati ieri dal relatore del provvedimento, Giovanni Sanga del Pd.
Le novità che riguardano gli articoli del decreto diversi dalla riforma del credito cooperativo, il cui esame si era concluso mercoledì, portano alcune correzioni in merito alla garanzia pubblica per la cartolarizzazione dei crediti in sofferenza. Viene innalzato da 100 a 120 milioni il fondo istituito al ministero dell’Economia per finanziare nel 2016 queste operazioni. Non possono, però, a questo proposito non essere ricordati su questo punto i rilievi avanzati nei giorni scorsi dai tecnici del servizio bilancio della Camera, i quali avevano sollecitato chiarimenti sui costi effettivi derivanti dalle cartolarizzazioni. In particolare, si faceva notare che la relazione tecnica al decreto legge «non evidenzia i parametri in base ai quali» era stato determinato l’importo di 100 milioni. Ora quell’importo sale, ma i chiarimenti a supporto ancora mancano. Sempre in tema di garanzie (Gacs), è stata accolta la richiesta avanzata dall’Abi durante le audizioni dei giorni scorsi di allargare la platea dei soggetti che possono cartolarizzare i non performing loans (Npl): potranno dunque accedere alla garanzia non solo banche, ma anche intermediari finanziari iscritti all’Albo, tra cui società di leasing o factoring.
Tra le piccole innovazioni che riguardano le garanzie, è stato approvato un emendamento che stabilisce che le sofferenze possono essere trasferite per un importo «non superiore al loro valore contabile netto alla data della cessione», mentre inizialmente il testo prevedeva che il tetto fosse al valore netto di bilancio.
Durante l’esame in commissione è cambiata anche la norma sullo sconto per i trasferimenti immobiliari nell’ambito di vendite giudiziarie. Il decreto introduce un’imposta di registro fissa scontata a 200 euro, ma obbliga l’acquirente a rivendere l’immobile entro due anni. Con le modifiche introdotte ieri la situazione cambia per il privato acquista: questo non avrà più l’obbligo di rivendere l’abitazione comprata in asta entro due anni se «in capo all’acquirente ricorrano le condizioni» per usufruire delle agevolazioni prima casa.
La versione originale della norma resta invece per le imprese. L’imposta di registro, ipotecaria e catastale, per entrambe le categorie, famiglie e imprese, non sarà quindi più determinata con un’aliquota del 9% (come è attualmente) bensì nella misura «fissa di 200 euro».
E poi ci sono le innovazioni. Il decreto legge sulle banche, in questo caso, è stato utilizzato per correggere alcune storture prodotte con normative antecedenti e che avevano effetti molto penalizzanti per i consumatori. Oltre alla norma salva-multe (si veda altro articolo in pagina), è stato abolito l’anatocismo bancario, cioè il pagamento degli interessi sugli interessi, anche sui finanziamenti a valere sulle carte di credito (le revolving cards). L’emendamento approvato ieri dalla commissione Finanze stabilisce che la maturazione degli interessi debitori a carico del cliente non possono «produrre interessi ulteriori» e che questi vanno conteggiati al 31 dicembre e sono esigibili dal marzo dell’anno successivo.
«La riformulazione dell’emendamento che cancella l’anatocismo dal nostro sistema va nel senso di precisare ancora di più la norma, evitando così quelle ulteriori possibili interpretazioni che causano poi il facile ricorso al contenzioso, che aumenta i costi per la tutela dei propri diritti», ha dichiarano Sergio Boccadutri, deputato Pd che ha proposto il correttivo assieme a Michele Pelillo, capogruppo Pd in commissione. Tra le novità introdotte ieri c’è la possibilità di ricorrere anche agli uffici di Banca d’Italia per protestare un assegno non pagato e l’allineamento della la remunerazione del conto corrente di Tesoreria Cdp-gestione separata ai livelli di mercato.
Con gli emendamenti approvati ieri la commissione Finanze della Camera ha terminato il suo lavoro. Il provvedimento andrà in aula a partire da lunedì, dove con tutta probabilità il governo metterà la fiducia. L’approdo al Senato è atteso attorno al 7 aprile, ma i tempi per il dibattito e l’approvazione a quel punto saranno strettissimi, perchè la legge di conversione del decreto va approvata entro il 15 aprile.

Laura Serafini

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