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Npl gonfiati dalla giustizia lenta

«In Italia la crescita dei crediti in sofferenza è stata fortemente influenzata dalla lentezza della giustizia civile, che costringe le banche a tenere i prestiti deteriorati più a lungo nei bilanci. Secondo i calcoli dell’Abi su dati del 2014, l’Npl ratio (cioè il rapporto tra sofferenze e totale crediti, ndr) non sarebbe stato del 19,4% in Italia ma circa sei punti percentuali in meno». Gianfranco Torriero, vicedirettore generale dell’Abi, con pochi dati arriva subito al cuore di uno dei problemi italiani: la lentezza dei Tribunali. Soprattutto ora che l’addendum Bce prevede che in sette anni vada azzerato un credito ipotecario, è intollerabile che in una Regione come la Sicilia il 56% delle aste immobiliari duri più di 7 anni. «Questo – commenta Paolo Fiorentino, amministratore delegato di Banca Carige – finisce inevitabilmente per aumentare il costo dei finanziamenti nelle Regioni con i Tribunali più lenti». Tribunali lenti penalizzano tutti: banche, cittadini, imprese.
I Tribunali “lumaca”, antico problema italico, sono stati uno dei temi discussi durante il nono «Forum Banca e Impresa» che si è tenuto ieri al Sole 24 Ore con le testimonianze di molti protagonisti di entrambi i mondi. E soprattutto lo sono stati i crediti deteriorati, l’anello principale che malgrado tutto continua a legare gli istituti di credito alle aziende italiane: un peso in diminuzione quello dei cosiddetti Npl, ma ancora lontano dagli standard europei. Per riportare l’attuale stock esistente, pari in termini lordi al 14,5% del totale complessivo degli impieghi, alla media continentale del 7% occorrerebbe, secondo lo studio Kpmg illustrato da Giuliano Cicioni, una sforbiciata da almeno 130 miliardi «80-90 miliardi dei quali – specifica il partner della società di consulenza – con operazioni straordinarie di cessione e 40-50 miliardi attraverso una migliore gestione», vale a dire recuperi, rientri in bonis e cancellazioni.
Eliminare, o quantomeno riportare entro livelli fisiologici il problema sofferenze permetterebbe fra l’altro alle banche «di tornare a concentrarsi sull’attività principale, cioè sui clienti, dopo che si è dovuto dedicare la gran parte del tempo agli Npl, e di rendere più funzionale l’attività di gestione sui rimanenti crediti deteriorati», ammette Mauro Selvetti, direttore generale del Credito Valtellinese. Con le normative, che spesso mutano in modo sostanziale nelle diverse zone del mondo e anche all’interno della stessa Unione europea, il rapporto è del resto complicato: «Per chi voleva andare all’estero – nota Marzio Perrelli, amministratore delegato di Hsbc Italy – prima ci si limitava a considerare il rischio di credito, ora invece la prima missione è essere compliant con le regole, essere cioè sicuri di fare le cose nel modo giusto».
Per il mondo finanziario la questione non è tuttavia limitata alle classiche sofferenze, ma si allarga ormai anche alle inadempienze probabili (unlikely-to-pay, Utp). «La distinzione è ormai inutile – spiega Guido Lombardo, Chief Investment Officer del Credito Fondiario – perché le nuove regole della Bce stabiliscono che tutte le posizioni dubbie che oltrepassano i 90 giorni siano trattate sostanzialmente allo stesso modo, rendendo di fatto la classificazione indifferente: occorre guardare non all’etichetta, ma alla sostanza». Sul tema le banche si stanno peraltro attrezzando, pur in ordine sparso: «Si sta prendendo consapevolezza della questione, ciascuno con la propria velocità di reazione e con modalità diverse », osserva Antonella Pagano, Managing Director Italy di Intrum, ricordando come il problema possa essere affrontato attraverso una «combinazione fra gestione interna, oppure in outsourcing e attraverso partnership».
In questo processo l’aiuto pubblico appare in ogni caso ancora necessario alle banche italiane e per questo motivo non dispiacciono le considerazioni improntate alla fiducia sul rinnovo dello schema di garanzia pubblica sulle sofferenze (le cosiddette Gacs) oltre la scadenza del prossimo settembre Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del ministero dell’Economia e delle Finanze. «C’è un dialogo positivo con la Commissione europea», ha ammesso Pagani, ricordando che «le garanzie sono state calibrate in modo molto accurato», ma precisando anche che «la decisione a livello nazionale spetterà al nuovo Governo».

Maximilian Cellino
Morya Longo

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