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«Npl gestibili anche con denaro pubblico»

Tra le cautele degli uni e le pressioni degli altri, la delicatissima questione delle sofferenze bancarie, che tanto riguarda l’Italia, sarà discussa in aprile dai ministri delle Finanze europei a Malta. In vista dell’incontro, la presidenza maltese dell’Unione ha appena preparato una relazione nella quale, tra le altre cose, suggerisce la possibilità di utilizzare denaro pubblico nella gestione dei veicoli finanziari chiamati a liberare i bilanci bancari dai crediti inesigibili.
Circolato ieri a Bruxelles, il documento della presidenza maltese nota prima di tutto che le sofferenze creditizie hanno un valore di oltre mille miliardi di euro, pari al 7,0% del prodotto interno lordo dell’Unione e pari al 5,4% del totale dei prestiti bancari. Nonostante evidenti differenze nazionali, il tema è europeo, non solo nazionale. Crediti inesigibili «possono avere effetti negativi per tutti i paesi europei»; mentre una loro soluzione «può contribuire a ridurre la frammentazione finanziaria».
Secondo Malta, «un approccio poliedrico, che associ ad azioni nazionali anche possibili azioni a livello europeo, è il modo più appropriato per affrontare il problema». Quattro sono i filoni su cui bisognerebbe lavorare: la vigilanza bancaria, il diritto fallimentare, la vendita dei titoli sul mercato secondario, e la ristrutturazione del settore bancario. Gli stessi temi sono stati citati di recente dal vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis (si veda Il Sole/24 Ore del 22 marzo).
Sul fronte della vigilanza bancaria, le autorità nazionali dovrebbero fare pressione sulle banche perché rimettano ordine nei loro bilanci. Sul versante del diritto fallimentare, l’obiettivo dovrebbe essere di rendere più efficiente il processo di insolvenza così come di ridurre le differenze nazionali. La compravendita di crediti inesigibili sul mercato secondario è limitata, soprattutto per una mancanza di informazioni trasparenti sui titoli e su ampie divergenze tra i prezzi di vendita e i prezzi di acquisto.
Nella sua relazione, che deve servire ad animare la discussione ministeriale, la presidenza maltese non evoca un veicolo finanziario pan-europeo con cui gestire le sofferenze bancarie, così come proposto dall’Autorità bancaria europea all’inizio dell’anno (si veda Il Sole/24 Ore del 31 gennaio). Ammette, tuttavia, che in alcuni paesi i veicoli finanziari creati appositamente a livello nazionale (in Italia, Atlante) sono serviti solo a «liberare i bilanci bancari, con vendite limitate sul mercato almeno all’inizio del processo».
In questo senso, il governo maltese nota la carenza di acquirenti per le sofferenze creditizie ed eventuali titoli cartolarizzati; e propone quindi di promuovere l’investimento privato europeo. C’è di più. «Gli investitori pubblici potrebbero essere anche loro parte della soluzione, nel quadro della legislazione comunitaria relativa alle misure sugli attivi di cattiva qualità (impaired assets in inglese, ndr)». A questo proposito, la proposta dell’EBA prevede l’intervento del Meccanismo europeo di Stabilità (ESM).
Commenta un alto responsabile comunitario: «In buona sostanza, la questione delle sofferenze bancarie deve essere vista in un contesto più ampio (…) Si tratta di trovare un compromesso tra regole non sempre immediatamente compatibili tra loro: quelle relative ai conti pubblici, contenute nel Patto di stabilità e di Crescita; quelle che regolano gli aiuti di Stato per garantire la libera concorrenza; e quelle che sottintendono alla necessità di mantenere la stabilità finanziaria in Europa».
Il confronto tra i paesi rimane difficile, ma negli ultimi mesi alcuni angoli sono stati smussati. C’è la consapevolezza che la questione sia europea, e non solo nazionale. È ancora da capire se alla soluzione del problema contribuirà un vero strumento comunitario o la somma di azioni nazionali eventualmente coordinate a livello europeo, come sembra più probabile. E se il possibile uso del denaro pubblico verrà facilitato da eventuali accorgimenti legali sul fronte delle regole di bilancio e di antitrust.

Beda Romano

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