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«Npl, estrarre valore dalla gestione interna»

Le banche devono prestare massima attenzione nelle scelte da effettuare per smaltire le sofferenze cumulate negli anni della grande crisi. Anche perché sul mercato nazionale degli Npl sono attivi pochi operatori specializzati che puntano ad incassare, coi loro interventi, rendimenti a doppia cifra. E buona parte del loro successo «è dovuto proprio all’incapacità del sistema bancario di estrarre valore da questa linea di attività». Il monito è arrivato da Carmelo Barbagallo, intervenuto ieri al congresso First Cisl, dove ha nuovamente invitato le banche a concentrarsi sulla gestione interna degli Npl e non solo alle vendite in blocco.
Secondo il capo della Vigilanza della Banca d’Italia la gestione dei crediti deteriorati può rappresentare infatti un importante centro di profitto anche «attraverso la registrazione di riprese di valore oltre che mediante la riduzione delle rettifiche». Diversi istituti che hanno percepito questa opportunità – ha spiegato – hanno rivisto il proprio modello di business «concentrandolo sulle attività di recupero mentre altri stanno migliorando la propria capacità di gestione degli Npl anche mediante la creazione di unità organizzative separate».
Certo non si tratta di un lavoro semplice per le nostre banche, i cui modelli organizzativi non hanno mai avuto al centro la delicata fase del recupero dei crediti. La migliore gestione interna delle sofferenze implica infatti l’attivazione di competenze specialistiche, organizzative e tecnologiche nuove. Secondo Barbagallo un punto di partenza fruttuoso è arrivato con l’introduzione delle cosiddette segnalazioni di Via Nazionale sugli Npl, pensate per superare la scarsa disponibilità di dati informatizzati presso le banche su livelli e qualità degli Npl cumulati: informazioni fondamentali sia per la gestione sia per la cessione sul mercato di questi attivi. Pochi (o cattivi) dati sugli Npl che si hanno in bilancio comportano tempi più lunghi nelle trattative «e inducono i potenziali acquirenti a chiedere forti sconti». In questa prospettiva di ripensamento delle strategie organizzative gestionale che le banche devono affrontare, Barbagallo ha manifestato il suo apprezzamento per la proposta avanzata dal sindacato First Cisl per una gestione in-house dei crediti deteriorati con una partecipazione diretta dei lavoratori delle banche a una società veicolo o S.g.a. (società di gestione degli attivi) che dovrebbero prendere in carico gli Npl, deconsolidandoli dai bilanci delle banche, e gestirle per ottenere un recupero in tempi medio-lunghi.
Barbagallo ha poi spiegato che l’azione della Vigilanza, oltre alla verifica qualitativa sugli Npl e la definizione di un dataset, si sta in questa fase articolando anche in colloqui con le singole banche per «mettere a fuoco le attività di rimedio nei casi di malfunzionamento dei processi interni di gestione delle sofferenze».
Altro invito lanciato alle banche è di utilizzare a fondo le nuove norma introdotte da oltre un anno per rendere più celeri le procedure di recupero dei crediti: dagli accordi stragiudiziali alle nuove aste giudiziarie snellite al cosiddetto «patto marciano» per le imprese «che può essere adoperato anche per i contratti in corso e può pertanto incidere sullo stock delle sofferenze». Certo un miglior funzionamento dei tribunali darebbe un aiuto ulteriore all’uscita dal carico degli Npl, visti i tempi molto lunghi (e molto diversi anche all’interno di una stessa Regione) per la chiusura di una procedura concorsuale o fallimentare, con tutte le conseguenze che ne derivano sui prezzi degli immobili posti a garanzia dei crediti deteriorati.

Davide Colombo

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