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Npl, entro marzo l’invio dei documenti alla Bce

All’interno delle banche italiane l’attenzione in queste settimane è tutta concentrata sul dossier dei crediti deteriorati. Anche perchè a breve scadranno i termini per la presentazione dei piani di smaltimento dei crediti non performanti, come richiesto dalla Banca Centrale Europea. Nel dettaglio, nel corso delle prossime settimane diversi istituti italiani dovranno presentare al Single Supervisory team due documenti. Uno, più quantitativo, è relativo alla riduzione dello stock di Npe, il cosiddetto Asset strategy template. È il dossier più urgente, e per certi versi più complicato, perchè al suo interno le banche devono formalizzare le quantità e i portafogli di Npl da cedere nel corso del tempo.
L’altro è un documento più qualitativo, chiamato Operational plan, in cui viene definito l’approccio dettagliato allo smaltimento e le modalità che le banche intendono seguire.
I lavori come detto sono in corso. Anche perchè le scadenze incombono. Per alcuni istituti la dead line relativa all’Npe strategy, fissata inizialmente a fine febbraio, è slittata di un paio di settimane (a metà marzo), in altri casi è fissata al 31 marzo. Resta il fatto che per gli istituti domestici c’è ancora qualche giorno a disposizione per mettere a punto una road map che avrà un ruolo decisivo nel dialogo con gli ispettori.
Tra le banche al lavoro c’è ad esempio Intesa Sanpaolo, che è alle prese con la cessione di un portafoglio da 2,5 miliardi di euro di Npl. Secondo le indiscrezioni, il gruppo guidato da Carlo Messina è in trattativa con i potenziali acquirenti ed entro il prossimo 20 marzo dovrebbe ricevere le offerte finali sul pacchetto di crediti problematici. Anche in virtù di questo deal, la banca potrà fare il fine tuning sul piano Npe il cui invio è previsto entro fine marzo. UniCredit da parte sua inserirà nei documenti numeri in linea con il piano industriale già presentato da Jean Pierre Mustier. In questo caso a fine febbraio è previsto il termine dell’Asset strategy template, anche se non è escluso che la scadenza sia elastica, mentre più avanti è atteso l’Operational plan. Concentrate sul dossier deteriorati sono anche le altre banche: da Ubi (che dovrebbe presentare all’Ssm le linee guida per metà marzo) a Bper, che consegnerà le proprie indicazioni entro fine marzo. Fuori dall’elenco invece è Banco Bpm, visto che l’istituto ha già concordato la road map sullo smaltimento di 8 miliardi di Npe in occasione del piano di fusione. A fine febbraio è fissata invece la scadenza per Carige. Le “promesse” di smaltimento dei non performing (sofferenze, inadempienze probabili e scaduti) saranno poi soggette a un monitoraggio costante da parte degli ispettori. E avranno un valore vincolante per gli istituti.
Tema di riflessione tra banche e joint supervisory team è anche quello relativo alla comunicazione dei piani stessi. Non è chiaro, ad esempio, se le diverse pianificazioni debbano essere considerate materia riservata con Bce oppure se debbano essere comunicate al mercato, facendo così piena disclosure. Su questo i ragionamenti sono in corso e da Bce è attesa un’indicazione.
Con un ammontare lordo di circa 330 miliardi di Npe, il nostro paese è considerato da Bce uno dei malati gravi in Europa. L’Npe ratio a metà 2016 era pari al 21,4% in termini lordi, più di quattro volte di quanto valeva nel 2008 (pari al 4,9%). Le banche italiane, sostenute da Abi e Banca d’Italia, segnalano l’ammontare elevato delle coperture, che riduce a 88 miliardi le sofferenze nette, il 4,8% dei prestiti. Un divario, quello tra le due grandezze, che almeno al momento non sembra smuovere particolarmente la Vigilanza europea.

Luca Davi

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