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Npl, corsa allo scudo di Stato

Proroga delle moratorie sui crediti che scadono a giugno, ma non solo. Le banche italiane vanno in pressing sul Mef anche perché si arrivi al più presto a un’intesa con la Commissione Ue per l’estensione della durata delle garanzie di Stato (Gacs) sulle cartolarizzazioni di crediti deteriorati, che vanno a scadenza il prossimo 27 maggio. È probabile, anche se le discussioni tra Italia e Ue sono ancora in corso, che da Bruxelles arrivi il via libera alla proroga di un anno. Ma difficilmente, a causa dei dubbi del Mef, le Gacs verranno estese dai crediti in sofferenza (Npl) anche agli Utp, come chiesto dalle banche e dai servicer italiani e come invece è accaduto in Grecia con il piano Hercules.

Accolto con scetticismo al suo debutto, lo strumento delle Gacs si è invece dimostrato efficace in Italia nel migliorare il mercato degli Npl. Secondo l’ultimo rapporto di Banca Ifis, dal 2016 a oggi le Gacs sono state 35 per un totale di 85 miliardi di euro lordi di Npl cartolarizzati. Il dato più rilevante – sempre secondo le elaborazioni di Ifis – è il contributo fornito a far aumentare dal 27% al 36% del 2019 il prezzo medio delle operazioni sugli Npl secured (garantiti).

Lo schema di gioco

La garanzia dello Stato, va ricordato, interviene solo sulla tranche senior delle cartolarizzazioni di crediti, contribuendo a ridurre la rischiosità media per gli investitori e quindi ad alzare il prezzo dell’emissione di titoli. La valutazione della garanzia statale è oggetto di un giudizio delle agenzie di rating che tiene conto delle prospettive sui tempi di recupero dei crediti.

Il trend dei recuperi

Va detto che, a guardare i dati del biennio 2019-2020, i recuperi dei crediti oggetto delle Gacs non stanno andando come previsto dai business plan originari. Soprattutto a causa dei rallentamenti avvenuti nel corso dell’ultimo anno a seguito della pandemia e del lockdown e delle successive riaperture a rilento dell’attività dei Tribunali (che lo scorso mese di agosto hanno anche chiuso per ferie). Malgrado questi ritardi nei tempi di recupero dei crediti, le Gacs vengono ritenute uno strumento indispensabile nel “cassetto degli attrezzi” necessari a smaltire l’andata di nuovi Npl che la crisi inevitabilmente porterà nei prossimi anni.

«La Gacs è stata e continua a essere una storia di successo – commentano gli analisti di Prometeia – e un suo continuo sviluppo aiuterà le banche nel fronteggiare la crisi economica che il Covid-19 ha provocato su scala globale, dotandole di maggiore resilienza. È ipotizzabile infatti che il 2021 segni nuovi picchi di insolvenze, anche a causa dell’interruzione dei programmi statali a supporto dell’economia lanciati all’inizio della pandemia».

Le banche avrebbero voluto che nelle nuove Gacs venissero inclusi anche gli Utp (Unlikely-to-pay), ovvero i crediti incagliati di aziende che risultano in difficoltà temporanea ma che sono ancora “vive” e in molti casi con possibilità di rilancio. Se gli Npl sono un problema delle banche, la gestione degli Utp è invece di fondamentale importanza per l’economia reale. Quasi sempre il tentativo di rilancio di queste imprese passa per la concessione di nuova finanza (e la regola del calendar provisioning rende più rischiosa per le banche). Ma proprio l’erogazione dei nuovi prestiti da aggiungere al preesistente credito Utp complica il loro inserimento nelle Gacs, poichè renderebbe ancora più rischiosa la tranche garantita dallo Stato. Inoltre al Mef c’è anche il timore che le agenzie di rating, inserendo gli Utp nelle Gacs, peggiorino il merito di credito dell’emissione garantita dallo Stato non disponendo per gli Utp di serie storiche di valutazione dei tempi di recupero.

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