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Npl, Bce lancia l’allarme

L’elevato livello di crediti deteriorati è il problema principale del sistema bancario italiano. Lo stock degli Npl in Italia è il più elevato fra i paesi di Eurolandia e, anche se la Gacs (la garanzia governativa) e Atlante sono due misure utili, da sole non basteranno a risolvere questa criticità. Così, per riportare la situazione delle sofferenze bancarie a livelli accettabili, serviranno anni di sforzi da parte degli istituti di credito e delle autorità. A fornire la cornice nella quale si muovono le banche italiane è stato il membro del consiglio di vigilanza della Bce, Ignazio Angeloni, in un’audizione alla commissione finanze del senato.

«Alla fine dello scorso anno le consistenze di Npl degli enti significativi italiani ammontavano a 274 miliardi», ha spiegato Angeloni. «Considerando anche le banche più piccole si raggiunge un totale di 360 miliardi, pari a circa il 18% degli impieghi complessivi a giugno 2015, rispetto al 16,8% di un anno prima». Quanto alle misure messe in campo dal governo, la Gacs e il fondo Atlante vanno nella giusta direzione, «ma non dovremmo aspettarci che queste due iniziative possano da sole condurre a una svolta».

Quanto ad Atlante, Angeloni ha rilevato che la prima operazione, che riguarda la Popolare di Vicenza, «sarà una prova importante: se condotta con successo, può innescare un circolo virtuoso e attrarre anche altri investitori». Il problema è la consistenza del fondo: «Con la ridotta entità attuale, sarà in grado di intervenire al massimo su un numero limitato di banche di piccole e medie dimensioni». I due strumenti, quindi, «devono essere associati ad altre misure che vadano anche al di là della sfera circoscritta dell’attività bancaria». In particolare, per Angeloni «andrebbero adottati provvedimenti volti a semplificare i lunghi iter processuali per l’escussione delle garanzie».

Dai dati emerge che l’incidenza delle sofferenze è maggiore per le banche caratterizzate da una struttura cooperativa (20,3%) rispetto al resto degli intermediari (15,5%). Per il resto dell’Eurozona vale l’opposto: 5,2% contro il 7,7%. «Questa evidenza può derivare da molti fattori e non bisogna generalizzare», ha sottolineato l’esponente della vigilanza dell’Eurotower. «Però ci fa riflettere sul fatto che il radicamento locale e regionale delle banche cooperative può, in alcuni casi, disattendere le sue promesse e divenire invece un fattore di rischio».

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