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Npl, Amco amplia la platea dei partner Trasferito il recupero di 3,3 miliardi

Il mercato italiano dei crediti deteriorati fa gola a tanti operatori. E in questo mercato, Amco, il veicolo controllato dal Mef dedicato all’acquisto e alla gestione di Npl e tra i leader del settore, allarga l’elenco dei partner privati a cui esternalizza il lavoro di recupero. E prova così a rispondere a chi, dalla sponda privata, l’accusa di distorcere il mercato, complice la sua natura pubblica.

Amco ieri ha annunciato di aver portato a termine una procedura competitiva per assegnare in outsourcing la gestione di alcune tipologie di crediti non performing, una mossa resasi necessaria dopo l’acquisizione del maxi-portafoglio da 8,1 miliardi di euro di crediti deteriorati da Mps, avvenuta a fine 2020.

La società guidata da Marina Natale ha individuato infatti 11 servicer a cui andrà la gestione in outsourcing di circa 3,3 miliardi di Npe relativi a circa 72.000 debitori: si tratta di AT, Banca Ifis, Cerved Credit Management, Covisian Credit Management, Credito Fondiario, Cribis Credit Management, Fire, Finint Revalue, doValue, Intrum Italy, e Sistemia. Gli operatori sono stati individuati al termine di una gara avviata lo scorso ottobre a cui hanno partecipato nel complesso 40 soggetti circa, come comunicato ieri dalla stessa controllata del Tesoro. Le offerte dei servicer sono state valutate sulla base di criteri di selezione «ben definiti tenendo in considerazione il livello di specializzazione nella gestione dei crediti, le competenze operative, i livelli di performance e il track record», si legge in una nota.

La selezione – in cui Amco è stata assistita da Prometeia in qualità di advisor per l’analisi e la valutazione delle offerte dei servicer e dallo studio legale Cappelli – Rccd per il fronte legale – giunge a distanza di quasi tre anni da quella precedente, varata nel 2018. E permette ad Amco di ampliare da 7 a 12 il numero di servicer che lavorano in outsourcing, con mandati di medio lungo periodo assistiti da un monitoraggio periodico da parte della controllata pubblica.

Di certo l’affidamento in gestione dei portafogli ad altri operatori è anche conseguenza della crescita impetuosa registrata da Amco negli ultimi anni, a cui fa da contraltare un organico che, seppure in espansione (287 dipendenti), rimane misurato. Dai 20,2 miliardi di masse in gestione di giugno 2019, la società del Tesoro è passata a circa 34 miliardi a fine 2020. Lo stock vede il gruppo impegnato il gruppo sia in qualità di servicer (19 miliardi circa) che di investitore (15 miliardi circa). Alla decisiva operazione su Siena si sono aggiunti nel corso del 2020 deal con Popolare Bari (2 miliardi), Creval (300 milioni) e Carige (200 milioni).

Resta da capire quali saranno ora le prossime mosse. Amco, che già ha svolto un compito decisivo in diverse operazioni di “sistema” – come ad esempio nella partita delle ex Venete finite a Intesa Sanpaolo -, è candidata a giocare un ruolo di peso anche anche nel maxi-deal che potrebbe coinvolgere UniCredit e Mps, in particolare nella pulizia degli attivi di piazza Gae Aulenti, per una cifra che secondo rumors è stimata attorno ai 20 miliardi. Domani peraltro è prevista l’audizione in Commissione di Marina Natale sul tema del mercato Npl e Utp.

Ieri intanto la società del Mef ha annunciato il rimborso di 250 milioni del debito nei confronti di Ubs e JPMorgan, avente scadenza 1 dicembre 2021 e garantito mediante cartolarizzazione del portafoglio del compendio Mps. Il debito garantito, ancora in essere, diminuisce dunque da un miliardo di euro a 750 milioni, afferma la nota. Il rimborso è avvenuto a fronte della cassa generata dal portafoglio Mps stesso, in linea con quanto previsto nel piano.

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